A Kandy, storia e leggenda della sacra reliquia del dente di Buddha

La leggenda narra che, quando Buddha morì in India nel 483 a.C., i suoi discepoli riuscirono a strappare dalla sua pira funeraria un dente. Dopo alterne vicende, la sacra reliquia fu introdotta in Sri Lanka, nascosta tra i capelli di una principessa. Inizialmente il dente fu conservato ad Anuradhapura, l’antica capitale singalese, per essere trasferito poi da un luogo all’altro a seconda delle vicende storiche del paese, per giungere infine a Kandy, dove tutt’ora è conservato. Nel 1.283 d.C. fu riportato in India da un esercito invasore, ma fece ritorno in Sri Lanka per merito di re Parakramabahu III. Ben presto il sacro dente si guadagnò la fama di essere un “creatore di re”, chiunque ne fosse entrato in possesso era predestinato a governare l’isola. La custodia della reliquia assunse quindi un’importanza crescente come simbolo di sovranità. Nel XVI secolo i portoghesi si impadronirono di quello che credevano essere il dente di Buddha e con cattolico fervore lo bruciarono a Goa. In realtà furono ingannati dai singalesi e distrussero una copia della reliquia. Gli inglesi, al contrario, si rivelarono sorprendentemente rispettosi nei confronti della dente.
Tra il XVII e il XVIII secolo, i sovrani di Kandy fecero erigere un Tempio, che originariamente faceva parte del complesso del palazzo reale, per custodire il sacro dente. La reliquia è oggi conservata in un sacrario a due piani, noto con il nome di Vahanhitina Maligawa. La costruzione occupa il centro di un cortile lastricato ed è facilmente individuabile grazie a un vistoso tetto dorato.
Il Tempio del Sacro Dente riveste un’enorme importanza tra i buddhisti dello Sri Lanka che credono che vada visitato almeno una volta nella vita per acquisire meriti spirituali e migliorare il proprio karma. Il sito è quindi meta di pellegrinaggi costanti. Ogni anno, durante la poya (plenilunio) tra i mesi di luglio e agosto, si celebra a Kandy la Esala Perahera, una grande festa che commemora l’arrivo del dente in Sri Lanka. La sacra reliquia viene portata in processione tra le vie della città da un corteo di elefanti, riccamente bardati. L’elefante più grande trasporta un baldacchino, dove viene posta una copia del dente.

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Se capitate a Kandy, considerata la capitale culturale dell’isola, una visita al Tempio del Sacro Dente è d’obbligo.
La città, adagiata sulle sponde di un bel lago circondato da colline verdeggianti, vi apparirà caotica e trafficata, incredibilmente moderna e affollata di negozi alla moda, centri commerciali e rivendite all’ingrosso di chincaglierie piuttosto inutili. Qui più che altrove ho notato senzatetto e mendicanti che vivono per le strade cittadine. Questo sembra essere un effetto collaterale inevitabile del progresso. Là dove il benessere è maggiore, pare crescere in proporzione il numero degli esclusi e degli emarginati che non beneficiano di questa maggior ricchezza.

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Poco distante dal tempio sorge il Kandy Garrison Cemetery, il piccolo e malinconico cimitero della guarnigione inglese, molto ben curato, dove sono ospitate 163 tombe risalenti all’epoca coloniale. Merita una visita. Vi stupirà la giovane età in cui morirono molte delle persone qui sepolte. In pochi superavano i 40 anni. Le principali cause dei decessi erano da ricondurre a malattie, colpi di calore o attacchi di elefanti.

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Non molto distante svetta la St Paul’s Church, una bella chiesa coloniale in mattoni rossi. L’edificio in stile gotico era utilizzato dalla guarnigione inglese, di stanza nei pressi.

Foto di Emiliano Allocco (Vedi altre foto di Emiliano su Flickr) 

Un tuffo nel Mekong

Kratié è una tranquilla cittadina fluviale adagiata sulle rive del Mekong. Dopo il caos di Phnom Penh ci siamo rifugiati qui per godere della natura e ammirare meravigliosi tramonti sul fiume maestoso e imponente. Ieri pomeriggio, per pochi dollari, mio marito ed io abbiamo affittato una bici e ci siamo diretti verso Kampi, un villaggio a 16 km circa da Kratie.

Non potete sbagliarvi: c’è un’unica strada che collega i due paesi. Corre parallela al Mekong e attraversa una natura rigogliosa e piccoli villaggi rurali. Sarete l’attrazione dei bambini che vi correranno incontro per gridarvi “Hello” e i più audaci vi chiederanno anche “What’s your name?”. Riempitevi gli occhi di bellezza, natura e dei colori del tramonto sul fiume. Una gita romantica e appagante. Quanti tramonti ho visto quest’anno? Quante volte mi sono alzata presto per ritrovare la pace davanti al sorgere del sole? Sotto quanti cieli stellati ho sognato? Probabilmente il senso di estraneità e smarrimento che coglie più o meno tutti quando siamo soffocati dalla routine quotidiana nelle nostre belle città europee, intenti a correre fare lavorare, arriva da qua. Da un allontanamento dalla natura, dai suoi ritmi, dalla sua meraviglia. Contemplare l’incanto del creato aiuta a sentirsi parte del tutto e a riordinare priorità e paure.

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Oggi la giornata era calda e perfetta per un’escursione in kayak sul Mekong. Non fate come me! Prima di partire acquistate una crema solare. Saranno pochi dollari decisamente ben spesi.

Se siete interessati all’avvistamento delle orcelle o delfini dell’Irrawaddy recatevi a Kampi e qui affittate un kayak. Se preferite una gita organizzata, non vi sarà difficile trovarne una. Le orcelle sono delfini di acqua dolce, di colore blu scuro o grigio, che possono raggiungere i 2,75 mt di lunghezza. Hanno una fronte sporgente e rotonda e piccole pinne dorsali. Nonostante l’introduzione di rigide misure per proteggere la specie, sono a rischio estinzione e si stima che nel tratto del Mekong tra Kratié e il confine laotiano vivano appena 85 esemplari. Durante il regime dei Khmer rossi molte orcelle furono uccise per ricavare olio da bruciare nelle lampade per sopperire alla mancanza di elettricità.
Non credo l’avvistamento dei delfini dell’Irrawaddy valga l’escursione in kayak: se sarete fortunati ne vedrete alcuni, in lontananza, per pochi secondi appena. Ma navigare il Mekong, contemplarne la potenza, fermarsi su un banco di sabbia in mezzo al fiume e tuffarvi in acqua vi ripagherà.

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Foto di Emiliano Allocco