Il paradiso in terra, in bici tra i templi di Angkor

Benvenuti in paradiso! Angkor è a tutti gli effetti la rappresentazione terrena del Monte Meru, la montagna sacra dell’hinduismo, del giainismo e del buddhismo. Il Monte Meru era considerato il centro fisico, metafisico e spirituale dell’universo, contava 5 picchi ed era abitato da antiche divinità.
I templi di Angkor vi lasceranno letteralmente senza parole. Sono uno di quei luoghi senza tempo, magnifici, imponenti, eterni che il genio umano è riuscito a creare e a consegnare alla collettività. Essere qua significa ammirare e omaggiare la grandezza dell’uomo. Probabilmente la visita ad Angkor vale da sola il viaggio in Cambogia. Avevo grandi aspettative che sono state mantenute ampiamente e superate.
Le centinaia di templi che sono giunti fino ai nostri giorni non sono che una parte dell’enorme centro politico, religioso e sociale dell’antico impero khmer cambogiano che attraversò sei secoli (dall’802 al 1432 d.C.). In questa lunga fase vennero eretti i templi di Angkor e l’impero khmer si impose come una delle grandi potenze del Sud-est asiatico. Ai tempi dello splendore massimo Angkor era abitata da un milione di persone. Nello stesso periodo Londra era una cittadina di appena 50 mila abitanti. Gli edifici pubblici, le abitazioni e i palazzi erano costruiti in legno e non esistono più ormai da molto tempo. A noi sono giunti gli splendidi templi perché solo agli dei era riservato il privilegio di abitare in dimore eterne erette in pietra o mattoni.
I re di Angkor si proclamarono devaraja (dio-re), rappresentanti terreni delle divinità hindu e furono costruttori infaticabili. Ogni sovrano sfidava idealmente i suoi predecessori e cercava di erigere il tempio più spettacolare della valle.
Esploratori occidentali “scoprirono” Angkor solo nel XIX secolo. Oggi la foresta ha parzialmente ripreso possesso dell’area creando uno spettacolo di una bellezza struggente. Dal 1992 il sito è iscritto nell’elenco dei beni patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Da non perdere
Il tempo minimo per visitare Angkor è tre giorni e dopo non vorrete più andare via! Scaricate sul vostro smartphone le mappe offline del sito e costruite il vostro itinerario. Potete seguire il Piccolo o il Grande Circuito (due tour all’interno del sito che partono entrambi da Angkor Wat) o fare un giro completamente ideato da voi. In ogni caso non potete mancare di visitare:

  • Angkor Wat, l’edificio di culto più grande al mondo e millenario esempio di devozione agli dei. Venite qui alle 5 di mattina, prendete posto nell’ampio prato davanti e aspettate il sorgere del sole;
  • Angkor Thom, la Grande Città, l’ultima magnifica capitale dell’impero khmer. Concedetevi una lunga passeggiata senza fretta tra i suoi spettacolari monumenti;
  • il Bayon nel cuore di Angkor Thom. Ammirate le sue 54 torri decorate da 216 giganteschi volti di Avalokiteshvara che vi sorrideranno dall’alto;
  • i raffinati bassorilievi di Angkor Wat e del Bayon;
  • il Ta Prohm, un tempio che sembra appartenere al mondo delle favole. Contemplate la fitta vegetazione che sta riprendendo possesso del luogo e le radici degli alberi che stringono l’edificio in una stretta morsa;
  • il Pre Rup, in mattoni rossi e luogo ideale dove ammirare il tramonto sulla valle;
  • il Prasat Kravan, scoprite la storia del nano Vamana (Quando si dice avere il mondo ai propri piedi: storia del nano Vamana, il dio dal passo lungo)
  • i siti angkoriani più remoti (Banteay Srei, Kbal Spean, Phnom Kulen, Koh Ker).

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Angkor in solitaria
Ebbene si, visitare Angkor in solitaria è impossibile. Il sito attira milioni di turisti ogni anno e risulta piuttosto affollato in alta stagione. Ma non scoraggiatevi, vale la pena sopportare la ressa! Ricordate le dimensioni: i templi più noti si concentrano in un’area di circa 15 per 7 km a nord di Siem Reap, ma l’intero parco archeologico di Angkor si estende su 400 km² e comprende siti come Kbal Spean, distante 40 km dalla zona centrale.
Se volete visitare i templi al meglio, cercate di mettere in pratica qualche accortezza. Molti turisti vanno a vedere l’alba ad Angkor ma subito dopo fanno ritorno in albergo per fare colazione. Approfittatene! Portatevi colazione al sacco e iniziate a visitare appena sorto il sole. Anticipate il vostro pranzo e visitate tra le ore 12 e le 14 quando la maggior parte dei turisti è a tavola. E quando proprio non ne potrete più, inforcate le biciclette e dirigetevi lontano dal centro alla scoperta dei templi più remoti. Ricordate che nessuno, ma proprio nessuno, può rubarvi la bellezza dell’alba o di un tramonto. Quindi sopportate i turisti temporanei e concentratevi sull’eternità della natura.

Alcune informazioni utili e qualche consiglio

  • I biglietti per Angkor non si acquistano ad Angkor! Dovrete arrivare qui già con i biglietti. Acquistateli in anticipo. La biglietteria si trova a Siem Reap in Street 60. In alternativa comprateli online;
  • Potrete scegliere tra biglietti con diverse validità: 1 giorno, 3 giorni o 7 giorni. In caso di smarrimento, i biglietti vanno acquistati nuovamente;
  • Portate i biglietti sempre con voi! Vi verrà chiesto di esibirli quando accederete al sito e all’ingresso di ogni tempio. Ai visitatori trovati sprovvisti di biglietto all’interno dei templi sarà comminata una multa di 100$;
  • Vestitevi in modo rispettoso, state visitando dei templi! Non vi sarà permesso di accedere agli edifici con gonne o pantaloncini sopra al ginocchio o con maglie senza maniche. Portate con voi una sciarpa da usare all’occorrenza;
  • Ci sono eccellenti servizi igienici dislocati su tutto il sito. L’utilizzo è gratuito per i possessori del biglietto per Angkor. Usateli! Ovunque troverete cestini per la raccolta dell’immondizia. Usateli!;
  • Se visitate i templi di Kbal Spean, Phnom Kulen, Koh Ker non abbandonate i sentieri ufficiali e non inoltratevi nella foresta. I siti sono stati completamente sminati, ma è consigliata prudenza;
  • Non acquistate souvenir dai bambini che incontrerete. Non favorite l’accattonaggio e lo sfruttamento dei bambini;
  • Non acquistate reliquie o copie di reliquie. Non favorite in alcun modo il trafugamento dai templi di reliquie antiche;
  • Non tutti i templi sono aperti prima dell’alba o fin dopo il tramonto. Se volete ammirare il sole sorgere o tramontare ad Angkor, assicuratevi in anticipo di aver selezionato l’edificio che fa al caso vostro;
  • Su molti edifici è possibile arrampicarsi fino in cima. Salite solo sugli edifici dove è consentito farlo e dagli accessi preposti;
  • Siate pellegrini! Il mezzo migliore per visitare Angkor è la bicicletta. Affittatela a Siem Reap (vi costerà 2$ al giorno) e recatevi ad Angkor in bici percorrendo Charles De Gaulle Blv. La bicicletta è di gran lunga la scelta migliore: è il mezzo più economico, quello meno inquinante (impegnatevi a salvaguardare Angkor, anche l’ambiente vi ringrazierà), il più lento (non è sufficiente visitare i templi, godetevi anche il viaggio tra un sito e l’altro e la bellezza della foresta selvaggia), il più flessibile e agile. Scegliete di pedalare! Le strade sono asfaltate, ombreggiate e completamente in piano. In alternativa potete affittare bici elettriche. Sono presenti molti punti ricarica;
    Muniti di una torcia arriverete ad Angor Wat in bici prima dell’alba senza fatica. Non date retta a chi vi dirà che la mattina è troppo buio per pedalare, tempo un paio di minuti e vi offrirà una corsa sul tuk tuk di un amico ad un prezzo stracciato. Ancora una volta, scegliete di pedalare!

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    Foto di Emiliano Allocco (link a Flickr)

Quando si dice avere il mondo ai propri piedi: storia del nano Vamana, il dio dal passo lungo

Molto tempo fa Bali, uno dei quindici giudici degli inferi, riuscì ad ottenere da Brahma la sovranità sui tre mondi, Cielo, Terra e Inferi. In poco tempo divenne così arrogante da credersi superiore agli dei (deva). I deva, spodestati e preoccupati, si rivolsero a Vishnu supplicandolo di ristabilire l’equilibrio cosmico.
Vishnu non rimase sordo all’appello. Nacque come Vamana, un nano appartenente alla casta dei brahmani. Vamana il santo si presentò al cospetto di Bali che lo accolse con benevolenza. Bali rimase sorpreso dalle conoscenze e dalla spiritualità di Vamana, al quale fece grandi offerte che vennero puntualmente rifiutate. Vamana chiese che gli venisse concesso un pezzo di terra grande appena tre passi in cui poter meditare.  Bali acconsentì di buon grado. Vamana, sotto gli occhi increduli del suo ospite, crebbe e si trasformò in un gigante. Con il primo passo coprì la terra intera, con il secondo il Cielo e con il terzo passo pose il piede sulla testa di Bali facendolo sprofondare agli Inferi.
Bali ammise la sconfitta, si prostrò ai piedi di Vishnu in adorazione. Vishnu riconobbe le virtù del suo avversario, gli lasciò il governo sugli Inferi e gli concesse la possibilità di ritornare sulla Terra tra la sua gente una volta l’anno a novembre nel giorno di luna piena.
In seguito a questo episodio Vishnu è talvolta chiamato Trivikrono o Dio dei tre passi.
Questa bella leggenda è narrata tramite una serie di bassorilievi in uno dei templi minori del sito di Angkor, il Prasat Kravan eretto nel 921 d.C. e votato al culto hindu. L’edificio, in mattoni rossi, conta cinque torri disposte sull’asse nord-sud e rivolte a est. Probabilmente l’edificio non fu commissionato dalla famiglia reale. Sulla parete di fondo della torre centrale è ritratto Vishnu con otto braccia, su quella di sinistra si scorgono fini bassorilievi che ritraggono il dio intento a compiere i tre passi con cui rivendicò il possesso del mondo, sulla parte di destra Vishnu cavalca garuda, una creatura mitica per metà uomo e per metà uccello.
Tra le tante meraviglie di Angkor, questo tempio minore e decisamente modesto merita una gita non fosse che per scoprire la storia del nano Vamana.

Phnom Penh in due giorni: cosa vedere

Se siete di passaggio a Phon Penh e avete in programma di fermarvi un paio di giorni appena ecco cosa dovete assolutamente vedere!
GIORNO 1:
Alzatevi presto, ne varrà la pena. La città inizia i suoi commerci prima dell’alba. Recatevi sul lungo fiume per una passeggiata di prima mattina e osservate la gente fare ginnastica a corpo libero o con gli attrezzi. Proseguite fino a raggiungere il Palazzo Reale (Sothearos Blvd) aperto al pubblico dalle 7.30 alle 11 del mattino e nuovamente dalle 14 alle 17. E’ la residenza del re e non è perciò interamente visitabile. Il Palazzo è caratterizzato dai classici tetti khmer e dai ricchi stucchi in oro. Da non perdere la sala del trono e la Pagoda d’Argento, così chiamata per via del pavimento ricoperto da 5 mila piastrelle in argento del peso di un chilo l’una.

Recatevi ora al vicino Wat Ounalom (Sothearos Blvd), un imponente tempio sede del patriarcato buddhista cambogiano. Il complesso fu costruito nel 1443 e conta 44 edifici. Fu danneggiato durante il regime della Kampuchea Democratica ma è stato riportato a nuova vita di recente. Visitate l’edificio principale e salite sulla terza piattaforma dalla quale godrete di un bel panorama sul Mekong. Concedetevi un buon pranzo da Sugar’n Spice Cafe (Quando mangiare è un atto d’amore…)

Proseguite il vostro giro fino al Monumento dell’Indipendenza (all’angolo tra Norodom Blvd e Sihanouk Blvd) eretto nel 1958 per celebrare l’indipendenza dalla Francia sancita nel 1954. Il monumento si ispira alla torre centrale di Angkor Wat. Se avete tempo rilassatevi nei parchi che sorgono nelle vicinanze.

Cosa sarebbe l’Asia senza i suoi mercati? Raggiungete il Psar Thmei (Street 130), meglio noto come Central Market, un inconfondibile ed enorme edificio in stile art decò, eredità del dominio francese. Aperto nel 1937, è stato pesantemente ristrutturato nel 2011. E’ il mercato più grande della città. La cupola centrale ricorda uno ziggurat babilonese, da qui si diramano quattro lunghi corridoi. Il mercato si divide in aree: gioiellerie, rivendite di fiori, bancarelle di abiti, il mercato del cibo e molto altro. Da non perdere!

Concludete la giornata rendendo omaggio a Penh, la donna a cui si deve la fondazione della città. Visitate il Wat Phnom (Norodom Blvd), un tempio eretto sull’unica “collina” della capitale, un’altura di 27 mt appena. I cambogiani si recano al Wat Phnom per pregare e invocare fortuna negli studi e negli affari. Chi ottiene la grazia, torna al tempio a deporre, in segno di gratitudine, una ghirlanda di fiori o un casco di banane di cui si dice gli spiriti siano molto ghiotti. Secondo la leggenda nel 1373, in questo luogo fu costruita una pagoda destinata a dare ospitalità a quattro statue del Buddha depositate dal Mekong e ritrovate da una donna di nome Penh. Nei pressi del complesso si erge una statua di Penh.
GIORNO 2
Alzatevi presto e regalatevi una lunga passeggiata mattutina tra le vie della città. Osservate i monaci fare la questua e la vita che brulica.

Dedicate il resto della giornata alla scoperta della storia recente e tragica della Cambogia.
In mattinata visitate il Museo del Genocidio Tuol Sleng (Per saperne di più). L’edificio sorge all’angolo tra Street 113 e Street 350. Sarà un’esperienza straziante, toccante, angosciante, ma non può essere evitata. Nel 1975 il liceo Tuol Svay Prey venne trasformato in un carcere di massima sicurezza, noto come S-21 e divenne tristemente il principale centro di detenzione e tortura del paese. Tra le 12 e le 20 mila persone furono imprigionate a Tuol Sleng per essere poi condotte nei campi di sterminio di Choeung Ek, giustiziate e sepolte in fosse comuni.

Non lontano da S-21 sorge il moderno National Blood Transfusion Centre (Yothapol Khemarak Phoumin Blvd – 271, Phnom Penh). Se avete bisogno di riconciliarvi con il mondo e di compiere un atto di umanità come catarsi per quanto visto e udito, recatevi qua e donate il sangue. La Cambogia possiede poche riserve di sangue a causa di un elevato tasso di talassemia e di un pregiudizio ancora diffuso verso la donazione. Il personale è cortese e preparato, la struttura all’avanguardia. Dopo la donazione avrete diritto a un abbondante pasto e riceverete in omaggio una t-shirt.

Pranzate al Psar Tuol Tom Pong, conosciuto come il Mercato Russo. Il soprannome risale agli anni ’80 quando qui si recavano comunità russe per fare acquisti. Ricordatevi di contrattare e prestate attenzione ai falsi.

Nel pomeriggio, con una corsa in tuk tuk, lasciate Phnom Penh e raggiungete il Campo di sterminio di Choeung Ek, un luogo tetro e oscuro dove tra il 1975 e il 1979 oltre 17 mila persone (uomini, donne, bambini) furono barbaramente assassinati dal regime dei Khmer Rossi. Per maggiori informazioni: I campi di sterminio di Choeung Ek
Fate rientro in città e cenate da Romdeng al numero 74 di Street 174 per riconciliarvi con il mondo (Quando mangiare è un atto d’amore…).
Aw kohn Phnom Penh, grazie Phnom Penh. E’ ora di partire per la prossima tappa di questo viaggio.