Visitare Varsavia in bici

E alla fine è successo. Sono arrivata a Varsavia, da Danzica, in un caldo pomeriggio di metà giugno. Dopo aver trovato una sistemazione ed essermi liberata del bagaglio, sono uscita in esplorazione della città. Volutamente senza mappa e senza aver stabilito un itinerario. Libera dall’ansia di vedere, fotografare, andare veloce.
Ho girato senza meta, con lentezza, per scoprire colori, odori e l’anima di Varsavia. Ero a giro sul lungofiume che costeggia la Vistola quando un temporale inatteso si è rovesciato sulla città. Ho trovato riparo in un vicino sottopasso. E lì mentre osservavo la maestosità della natura, mentre l’aria si profumava di pioggia all’improvviso sono diventata nessuno. Sentivo il rumore della pioggia e non sentivo più il peso di essere io. Per un attimo mi sono liberata di me, ho dimenticato chi sono e che ruolo temporaneamente ricopro nel mondo e mi sono fatta pioggia, mondo, tutto.
Mentre la mente vagava libera, mi sento chiamare. Sono i miei compagni d’attesa. Intavoliamo una conversazione maccheronica e, chiacchierando, inganniamo il tempo. Un momento prezioso. E quando finalmente le nuvole smettono di lacrimare, leggera mi dirigo verso casa.
Il giorno dopo comincia presto. Affitto una bicicletta e sfreccio da un quartiere all’altro di Varsavia. Per chi capitasse a giro da queste parti, consiglio di usare il servizio pubblico di noleggio biciclette (www.veturilo.waw.pl). E’ necessario registrarsi (l’operazione non vi ruberà più di un paio di minuti) e potrete usare, a prezzi modici, le bici dislocate in numerosi punti della città. Esiste ovviamente anche una app che vi renderà la vita ancora più facile.
Il mio giro prende avvio dalla Colonna di Sigismondo III Vasa nella Città Vecchia, un piccolo quartiere che ospita numerosi siti di interesse storico e una meravigliosa piazza, molto animata. Il quartiere, all’apparenza antico, è in realtà stato ricostruito di recente. Al termine del secondo conflitto mondiale, Varsavia era un cumulo di macerie: dopo l’insurrezione del 1944 i tedeschi rasero al suolo la città. Si stima che nel 1945 solo il 15% degli edifici fosse ancora in piedi. Si contarono 800.000 morti su una popolazione di 1,3 milioni. Si pensò addirittura di spostare la capitale altrove, ma alla fine si optò per la ricostruzione. Si fece ricorso a disegni, fotografie, quadri (alcuni dei quali dipinti da Canaletto e ancora oggi esposti presso il Castello Reale) e si riedificò la Città Vecchia. I lavori durarono dal 1949 al 1963 e si rivelarono così accurati che l’UNESCO decise nel 1980 di elevare il quartiere a Patrimonio dell’Umanità.
Proseguo visitando la Città Nuova e la Cittadella, una massiccia fortezza in mattoni rossi affacciata sulla Vistola ed eretta per volere dello zar dopo l’insurrezione di Varsavia del 1830. Qui svetta l’imponente Brama Stracen, una massiccia porta che divenne il luogo delle esecuzioni capitali per i prigionieri politici.
A sud della Città Vecchia vale la pena fermarsi a visitare l’Università di Varsavia, la Chiesa della Santa Croce dove, in una piccola urna, riposano i resti del cuore di Frédéric Chopin fatti appositamente rientrare da Parigi e Palazzo Radziwitt, il palazzo presidenziale dove nel 1955 venne firmato il Patto di Varsavia che, durante la Guerra Fredda, sancì l’alleanza tra i paesi del blocco sovietico in contrapposizione alla NATO.

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Forse non tutti ricordano che Madame Curie, al secolo Marie Sklodowska, nacque a Varsavia in ulica Freta nel 1867. A lei, vincitrice di due premi Nobel per la fisica e per la chimica per aver scoperto il radio e il polonio, la città ha dedicato una statua e un piccolo museo.
Sempre a Varsavia, poco distante dalla chiesa della Santa Croce, si può ammirare un bel monumento ad un altro figlio illustre del paese, Niccolò Copernico.
Se vi avanza del tempo e avete ancora voglia di pedalare, potete perdervi tra i viali lussureggianti di vegetazione dei Giardini Sassoni e andare al di là della Vistola per visitare il sobborgo Praga, storicamente abitato da operai e indigenti. Il quartiere sta vivendo una lenta ascesa anche grazie ad artisti, musicisti e imprenditori che qui si sono trasferiti attratti dagli edifici prebellici e dai bassi canoni di affitto.

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Non mancate di visitare quel che rimane dell‘Antico Ghetto Ebraico. Varsavia prima del 1939 ospitava una fiorente comunità ebraica (380.000 persone). Recatevi all’unica Sinagoga (Nozyk) sopravvissuta e rivivete la storia del ghetto, dell’insurrezione di Varsavia e degli ebrei polacchi presso i musei di questo quartiere.

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Infine fate come me e concludete il vostro giro di Varsavia salendo in l’ascensore (a questo punto vi assicuro che sarete stanchi!) al 30esimo piano del Palazzo della Cultura e della Scienza, un brutto edificio eretto agli inizi degli anni ’50 e donato dall’Unione Sovietica alla Polonia in segno di amicizia.
Da qua si scorgono innumerevoli palazzoni sovietici edificati dalle autorità a partire dal 1945 per fornire case alla popolazione dopo la guerra e qualche grattacielo di recente costruzione. Di certo non si gode di un panorama mozzafiato, ma si può “vedere” la Storia recente della città.