Kolkata, tra visibile e invisibile

Kolkata è così, rumorosa, misera, sporca, trafficata, squisitamente colta, raffinata, decadente, calda, a tratti soffocante, spesso maleodorante. È un insieme di opposti che attraggono e respingono il visitatore. No, non direi che è bella, ma per certo è tremendamente affascinante. Non vi lascerà ripartire a mani vuote. State pur certi che saprà regalarvi qualcosa. Più che altrove, qui, visibile e invisibile coesistono e si sovrappongono. Ieri ho scritto che di un luogo si ricordano le risposte che questo sa dare alle nostre domande e ai nostri bisogni e soprattutto gli interrogativi nuovi che sa porre, forzando il viaggiatore a ricercare nuove risposte e a intraprendere nuove vie. E in questo Kolkata è maestra, semina dubbi e interrogativi che obbligano il viandante a intraprendere un dialogo ininterrotto con il sé più profondo. Si va a Calcutta per scoprire qualcosa del mondo e si ritorna a casa avendo appreso qualcosa in più su sé stessi.

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La Città della Gioia, con i suoi slum e le sue baraccopoli, è stata narrata nel bel romanzo di Dominique Lapierre. Vi accoglierà con la sua brulicante umanità che si riversa per le vie cittadine a tutte le ore del giorno. Entrate in sintonia con la metropoli facendo una passeggiata a piedi. Quanta vita passerà davanti ai vostri occhi! Potrete imbattervi in una vacca che gira libera o in qualche amichevole cane randagio che vi seguirà per un breve tratto. Le vie sono trafficate e popolate da rikshaw trainati tristemente dai cosiddetti uomini cavallo, da tuk tuk, motorini, biciclette, auto, bus e dagli immancabili taxi gialli. Fermatevi in uno dei tanti banchetti a bordo strada a gustare un chai, il profumatissimo tè indiano, arricchito da zucchero e latte e servito in piccole tazze di terracotta. Potete scegliere di assaporare la sua versione speziata (il masala chai) o la variante più soft, addizionata solo di zenzero in polvere. Immancabili i corvi che volano nei cieli cittadini in cerca di immondizie.
Kolkata è ritornata ufficialmente al suo vecchio nome bengalese solo nel 2001. Prima, sotto la dominazione inglese, era nota come Calcutta. È la capitale del Bengala Occidentale e ha conosciuto, nel tempo, fortune alterne. Fu capitale dell’India britannica dal 1772 fino al 1911 quando la sede del potere fu spostata a Nuova Delhi. Sorge sulle rive del fiume Hoogli, una delle numerose ramificazioni del delta del Gange. Vanta un enorme porto fluviale. Fa parte dello skyline cittadino il ponte Howrah, motivo di orgoglio per i locali. Si tratta infatti del più lungo ponte sospeso dell’Asia e il terzo al mondo. Nei pressi sorge l’omonima stazione ferroviaria e un incantevole e caotico mercato dei fiori. La città è attraversata dalla metropolitana e da una rete tranviaria. Gli ex edifici coloniali, eleganti e decadenti, sono concentrati sopratutto nel quartiere di EsplanadeKolkata è nota per la sua vivacità culturale e intellettuale. Qui si svolgono importanti festival cinematografici, musicali, culturali, teatrali, letterari. Cinque personalità insignite del Premio Nobel sono legate a doppio filo con Calcutta: Santa Teresa di Calcutta (Nobel per la Pace nel 1979), Sir Ronald Ross (Nobel per la Medicina nel 1902), Rabindranath Tagore (Nobel per la Letteratura nel 1913), C V Raman (Nobel per la Fisica nel 1930), Amartya Sen (Nobel per l’Economia nel 1998). Gli abitanti di Kolkata vanno estremamente fieri della loro città e del suo patrimonio culturale. Come soleva dire Gopal Krishna Gokhale: «Quello che il Bengala pensa oggi, l’India lo pensa domani e il resto del mondo il giorno dopo».
A ogni angolo questa città saprà mettervi alla prova e parlare al vostro io interiore. Mentre vi immergete nella città invisibile, ecco a voi un breve elenco (non esaustivo) di cosa visitare della metropoli visibile.

La Casa Madre delle Missionarie della Carità in AJC Bose Road 54/A
Questo convento è il quartier generale mondiale dell’ordine delle Missionarie della Carità dal 1953. Al piano terra sono sepolti i resti mortali di Madre Teresa di Calcutta. Qui la santa, originaria di Skopje, visse per oltre 40 anni. In una piccola cella visitabile, al primo piano, propio sopra alle cucine, morì il 5 settembre 1997. Se siete di passaggio in città e avete qualche giorno libero, spendetelo a far volontariato presso una delle case per gli ultimi e i diseredati che la Madre aprì in città. Non servono particolari qualifiche. Sarà un’esperienza unica. Incontrerete volontari da tutto il mondo, ognuno con la propria storia e con un bagaglio di aspettative diverso.

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Il Victoria Memorial
Questo incantevole edificio si staglia, bianco e squisitamente decorato, all’interno del parco Maidan. Fu eretto nel 1921 con il fine di commemorare e celebrare la regina Vittoria, imperatrice dell’India. Potrete trascorrere qui una mezza giornata visitando il museo e godendo del bel parco circostante.
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La Cattedrale di Saint Paul
Costruito in stile gotico, questo imponente edificio sacro è la sede della diocesi di Calcutta.
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Birla Planetarium
Questa suggestiva struttura circolare di un solo piano accoglie il planetario più grande dell’Asia e il secondo del mondo.
Il Mullik Ghat Flower Market, il ponte Howrah, la stazione ferroviaria Howrah
Queste tre attrazioni si trovano una accanto all’altra. Il ponte Howrah vanta il primato di essere il più lungo ponte sospeso dell’Asia e il terzo al mondo. Nei suoi pressi sorge l’omonima stazione ferroviaria, la seconda più antica del paese, e un incantevole e caotico mercato dei fiori.

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College Street
Questa strada, lunga all’incirca un chilometro e mezzo, si snoda nel centro di Calcutta e ospita un mercato perenne di libri usati. Sorge nei pressi del quartiere universitario ed è frequentata soprattutto da studenti.

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La casa natale di Rabindranath Tagore
A nord di Calcutta sorge la casa natale della famiglia Tagore, ora convertita in un museo permanente. L’edificio è stato restaurato fedelmente.
South Park Street Cemetery 
Fondato nel 1767 e in uso fino al 1830, questo cimitero cristiano fu uno dei primi a essere costruito lontano da una chiesa. Ospita circa 1.600 tombe ed è probabilmente il più grande cimitero consacrato cristiano al di fuori dell’Europa e dell’America. E’ un luogo affascinante, ben conservato e recentemente ristrutturato. È un’oasi di silenzio e pace all’interno della caotica Calcutta.

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Kali Ghat
È un meraviglioso tempio induista dedicato alla dea Kali, sempre affollato da fedeli che qui giungono in pellegrinaggio da tutta l’India. Secondo la leggenda, il tempio sorge nel punto esatto in cui caddero le dita del piede destro della dea. Accanto si staglia il Nirmal Hriday, la prima casa per morenti aperta da Madre Teresa a Calcutta.
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Murales di Madre Teresa di Calcutta
All’uscita della stazione della metropolitana nei pressi del Kali Ghat troverete ad attendervi questo enorme murales celebrativo di Madre Teresa, alto 40 metri che fa bella mostra di se su un alto edificio.
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Il Palazzo di Marmo
Questa sontuosa residenza in stile neoclassico del XIX secolo è uno degli edifici meglio conservati dell’epoca coloniale. Il suo nome deriva dal marmo bianco utilizzato per i muri, i pavimenti e le statue che lo ornano. E’ necessario prenotare in anticipo la visita. Il palazzo non è sempre aperto al pubblico e vi si accede solo su appuntamento.
Shaheed Minar
Un’alta torre del 1828 svetta sulla città. Fu eretta in memoria del generale Sir David Ochterlony, comandante della compagnia delle Indie.
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Quando il Mekong diventa Si Phan Don, perdersi per ritrovarsi in 4000 isole

Nell’estremo sud, al confine con la Cambogia, il Laos diventa la terra dei mangiatori di loto e fiorisce inaspettatamente in un meraviglioso arcipelago di migliaia di isole, adagiate sulle acque del Mekong. Siamo a Si Phan Don che, letteralmente, significa 4000 isole. Questa terra incantata vi ammalierà con la sua bellezza struggente, selvaggia, primitiva. Tutti i paesaggi che vi fermerete, stupiti, ad osserverete vi appariranno come uno scorcio da cartolina. Qui, più ancora che nel resto del paese, il tempo non esiste e la fretta è bandita.
In questo punto il Mekong raggiunge una larghezza di 14 chilometri, la massima ampiezza del suo lungo percorso che dall’altopiano tibetano si snoda per oltre 4.300 chilometri fino a confluire nel Mare Cinese del Sud. Durante la stagione secca, il fiume si ritira lasciando emergere centinaia o migliaia, se si annoverano nel conteggio anche le più piccole lingue di terra, di isole e isolette. Nella stagione delle piogge, circa la metà delle terre emerse viene sommersa dalle acque.
Le tre isole più visitate dai viaggiatori sono Don DetDon Khong e Don Khon. Sono le più grandi e sono permanenti. Ospitano villaggi di pescatori, risaie, piantagioni di canna da zucchero, strade e immancabili strutture ricettive. Ovunque sceglierete di fermarvi, troverete un’amaca ad aspettarvi, appesa su una terrazza che si affaccia sul fiume. Comodamente sdraiati, lasciandovi cullare, assisterete al sorgere e al tramontare del sole sul Mekong. E’ uno spettacolo da non perdere. La bellezza e l’immortalità della natura, l’alternarsi perenne del giorno e delle tenebre contemplato nel silenzio più totale, sapranno rigenererarvi e lenire qualche ferita dell’anima.

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Cosa fare alle 4000 isole?
Se siete amanti dello sport e delle attività all’aperto, potrete fare qualche escursione in kayak, andare a pescare, solcare il Mekong per cercare di avvistare i sempre meno numerosi delfini che popolano queste acque o ancora dedicarvi al tubing, un’insolita navigazione a bordo di camere d’aria. Il modo migliore per esplorare i dintorni è affittare una bicicletta. Non rischierete di perdervi. Esiste un’unica strada su ogni isola che corre lungo la costa e attraversa poi le campagne per ritornare, dopo un giro ad anello, da dove siete partiti. Le strade non sono asfaltate e sono popolate da animali che vagano liberi.
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Le isole di Don Det Don Khon sono unite da un ponte in muratura, eredità del colonialismo francese. L’isola di Khon ospita due belle cascate. Non mancate di visitarle.
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Le cascate di Tat Somphamit si trovano su Don Khon a circa 2 chilometri a valle del ponte francese. Sono immerse in un ampio parco e comprendono una serie di rapide impetuose. Sono note anche con il nome di Li Phi che significa “trappola degli spiriti” e allude al fatto che la gente del posto sia fermamente convinta che queste acque riescano ad intrappolare gli spiriti maligni di persone e animali deceduti. Tra le varie rapide, l’acqua ribolle sempre vorticosamente anche nella stagione di secca. Conquistate uno dei tanti punti panoramici, sedetevi qui e lasciate andare gli spiriti malvagi che infettano la vostra anima. Imprigionate tra queste rocce i brutti pensieri e proseguite poi verso l’estremità posteriore del parco. Appena sotto le cascate, scoverete una piccola spiaggia sabbiosa, la spiaggia di Li Phi completamente sommersa nel periodo delle piogge. I laotiani non osano bagnarsi in questo tratto di fiume, timorosi di imbattersi in qualche spirito malvagio. Se siete impavidi, tuffatevi prestando però molta attenzione alle forti correnti.

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Dalla parte opposta dell’isola, molto isolate, sorgono le cascate di Khon Pa Soi. Per raggiungerle, è necessario oltrepassare a piedi un grande e spaventoso ponte in legno sospeso per l’isola di Don Po Soi. Una volta dall’altra parte, proseguite lungo un minuscolo sentiero sconnesso e dopo 200 metri sarete giunti alla meta. Queste cascate sono imponenti, ma molto poco frequentate. Vantano belle spiagge sabbiose, cristalline dove potrete distendervi e fare una placida nuotata in solitaria.

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Riprendete le biciclette e continuate a scoprire i dintorni, peregrinando senza destinazione e fermandovi qua e là dove scoverete una piccola spiaggia isolata o uno scorcio di natura che vi affascinerà. Nelle ore più calde del giorno, noterete molte bufale transumare verso il Mekong e immergersi lentamente nel fiume. Resteranno a mollo fino a quando il sole non tramonterà. Trovare il proprio posto del cuore su queste isole è facile, tanto quanto è difficile riprendere il traghetto per la terra ferma e lasciare Si Phan Don.

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Foto di Emiliano Allocco (Guarda le foto di Emiliano su Flickr)