809 gradini per il paradiso: salire a piedi a Phnom Santuk

Ci siamo lasciati Kratié alle spalle e, lungo la strada che conduce a Siem Reap, abbiamo deciso di fare tappa per una notte appena a Kompong Thom. Da qui con un tuk tuk abbiamo raggiunto Phnom Santuk, la montagna sacra (207 metri) più importante della regione e meta di pellegrinaggi buddhisti. Riempitevi gli occhi con i bucolici paesaggi che incontrerete lungo la via.
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I pendii di Phnom Santuk sono ricoperti di rigogliosa foresta e costellati di pagode e raffigurazioni del Buddha. Acquistate una bottiglia d’acqua (grande!), prendete fiato, toglietevi le scarpe e, come un pellegrino, salite in cima a questo promontorio: percorrete lentamente gli 809 gradini della scalinata che vi porterà ad espugnare la vetta del monte sacro. Sarà un’ascesa faticosa, ma guadagnare la cima vi ripagherà. L’ultimo tratto lo percorrerete in compagnia di un gran numero di scimmie incuriosite dalla vostra presenza. Prestate attenzione ai vostri averi.

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I più pigri possono salire a Phnom Santuk da una strada asfaltata alternativa, lunga 2,5 km. Per un paio di dollari, potete farvi portare su da qualche motociclista volenteroso. In cima dedicatevi alla visita delle numerose pagode. Sul lato meridionale, andate alla ricerca dei Buddha distesi: alcuni sono stati scavati nella roccia nei secoli passati, altri sono versioni più moderne in cemento.
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Dai massi in cima al promontorio si gode di una bella vista sulla valle. Aspettate qua il tramonto e ammirate le risaie tingersi di rosso. La scalinata non è illuminata. Se decidete di trattenervi a Phnom Santuk fino a sera, accertatevi di avere con voi una torcia elettrica.
Sulla sommità vi è un wat in attività i cui monaci accolgono con calore e simpatia i turisti. Fermatevi qui a chiacchierare, a filosofeggiare e a disquisire del senso della vita. Sono stata fortunata perché ho incontrato un gruppo di giovani monaci alcuni dei quali parlavano un ottimo inglese. Abbiamo discusso a lungo di Buddha, del mondo illusorio, dell’importanza di avere una mente allenata per saper resistere alle tentazioni del mondo, della speranza, del ruolo che pensieri e desideri giocano nella nostra vita, di felicità interiore e compassione, di come il mondo cambia quando cambiamo noi. Una bella discussione interattiva difficile da riassumere qui in poche righe.

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“Perché le persone si allontanano?” mi domanda un monaco mentre mi alzo. Tentenno, riprende lui la parola: “Perché abbiamo la presunzione di conoscere gli altri, mentre quello che conosciamo è solo il loro ricordo, l’idea che noi abbiamo di loro. Se ci incontrassimo di nuovo domani, tu saresti un’altra persona. Le persone cambiano, evolvono. Sono il continuo risultato di pensieri ed esperienze. Per stare insieme a lungo, bisogna avere l’umiltà di ammettere di non conoscersi e continuare a prestare attenzione alla persona che il nostro compagno di vita diventa giorno dopo giorno. Siete marito e moglie, vero?” Annuisco senza parlare. Riprendiamo gli zaini, salutiamo e ci avviamo alla scalinata. E’ ormai notte e la discesa è piuttosto rocambolesca. Ricordatevi la torcia!

Foto di Emiliano Allocco

Uscire di casa a piedi e ritrovarsi a Phnom Penh: l’importanza di essere pellegrini, il dovere di essere “nessuno”

Caro blog, oggi compi un anno! E ti festeggio scrivendo queste righe seduta su una terrazza che si affaccia sul caos di Phnom Penh, Un anno fa ora ero in partenza per Hanoi. Mi sei mancato e ti ho trascurato molto negli ultimi tempi.
Ti ho perso di vista qualche mese fa, direi quando ho smarrito un pezzo di me per strada. Sono stata a giro, decisamente meno di quanto avrei voluto. Ho raccolto appunti di viaggi, fotografie e abbozzi di storie di cui probabilmente non scriverò mai. Ho letto meno di quanto avrei voluto. Ma tu caro blog, sei stato un pretesto prezioso di felicità e uno strumento per far caso alla bellezza che ho incontrato lungo la via nell’ultimo anno. Ma oggi ricomincio da qua.
Lunedì sono uscita di casa a piedi, lo zaino sulle spalle e mio marito per mano. Dopo un viaggio in treno e uno in bus, dopo una coincidenza aerea e una rigenerante corsa in tuk tuk mi sono ritrovata nel centro di Phnom Penh. Un viaggio finalmente, in Asia ancora una volta come piace a me. Sono uscita di casa a piedi e mi sono ritrovata dall’altra parte del mondo. Un tentativo modesto, certo, di viaggiare lentamente, per provare a trasformare una vacanza in un pellegrinaggio. Non turisti, ma pellegrini rispettosi dell’ambiente, dei luoghi, della sacralità del tempo, di costumi e tradizioni diverse.
Un pellegrinaggio per ritrovare se stessi dopo un lungo anno passato a correre, a essere, a lavorare. Oggi finalmente sono nessuno. E non potrei esserne più felice.
Ribadisco e rivendico con decisione l’importanza e la necessità di essere nessuno come esercizio di umiltà, consapevolezza e crescita individuale. Viaggiare mi piace anche per questa ragione: mentre si esplora il mondo là fuori e si perdono i propri punti di riferimento, si ritrova se stessi. E’ un dovere ricordarci chi siamo al di fuori dei ruoli che rivestiamo nella quotidianità. E’ bellezza ricordarsi di essere altro da quello che facciamo. E’ obbligatorio disconnettersi, non leggere le mail, staccare la spina, abbandonare la modernità e i suoi modernismi. Oggi non sono nessuno e mai come nell’ultimo periodo mi sento io. Vado a perdermi tra le vie della città che fondò una donna, Penh. Chissà quante storie avrò da raccontare questa sera.
Buon primo compleanno A giro ergo sum, buon pellegrinaggio a me!

C’è una maschera per la famiglia, una per la societàuna per il lavoro. E quando stai solo resti nessuno. (Luigi Pirandello)

La prima corsa in tuk tuk alla scoperta di Phnom Penh