Il mare blu della Provenza: in bici tra i campi di lavanda

Poter ammirare la fioritura della lavanda in Provenza era da sempre un mio desiderio. Era molto tempo ormai che questa meta compariva nelle prime posizioni della wish list dei viaggi che ogni anno stilo quando si fa gennaio e i buoni propositi fioriscono come promesse di felicità. Approfittando di un weekend lungo e della dolcezza di un’estate appena iniziata, mio marito ed io siamo partiti alla volta di Valensole. Un lungo viaggio in auto, generosamente ripagato dalla meta.
Valensole è un piccolo borgo di 3.000 anime situato nei pressi del fiume Durance, a poca distanza dalle Gole del Verdon. Deve la sua fama internazionale all’altopiano noto come Plateau di Valensole, un’area vasta e fertile ideale per la coltivazione della lavanda e dei girasoli. I numerosissimi campi lavandin regalano distese viola a perdita d’occhio. Uno spettacolo incantevole che dà il meglio di sé tra giugno e luglio, quando la fioritura della lavanda è all’apice e la sua raccolta ormai prossima.

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Quando recarsi in Provenza per ammirare la lavanda in fiore?
La fioritura della lavanda parte da metà giugno e si prolunga fino ad agosto inoltrato. Varia notevolmente a seconda del tipo di pianta (lavande lavandin), dal clima, dall’altitudine e dalla latitudine. Recarsi in Provenza e mancare la fioritura della lavanda sarebbe un vero peccato. Prima di partire, informatevi! Ecco un paio di siti che potrebbero fare al caso vostro:

http://www.provenzafrancia.it/informazioni/la-lavanda/quando-trovare-la-lavanda-in-fiore/ (sito in italiano)

http://www.moveyouralps.com/en/routes-de-la-lavande/lavender-information-advices/lavender-blossoming-season (qui trovate una mappa molto utile e informazioni varie. Il sito è disponibile in inglese e francese)

Qual è il mezzo migliore per andare alla scoperta dei campi di lavanda attorno a Valensole?
Senza ombra di dubbio la bicicletta. Nulla è meglio per me della lentezza del viaggio, del sole sulla pelle, della possibilità di lasciare la strada principale e andare alla scoperta di campi nascosti percorrendo strade secondarie, spesso sterrate. In macchina forse coprirete distanze maggiori, ma volete mettere la meraviglia dei colori e dei profumi che inaspettatamente vi sorprenderanno? La bici è per certo il mezzo più agile. Non avrete alcun problema di parcheggio.
L’Ufficio Turistico di Valensole (lo trovate in centro, nei pressi della piazza principale dietro la fontana del 1700) vi fornirà un elenco di affitta-bici in zona e una mappa delle strade della lavanda. Vi è la possibilità di prendere a prestito bici elettriche che renderanno le vostre escursioni piacevoli ed estremamente facili. Affittate le bici prima del tramonto e godetevi lo spettacolo dell’imbrunire su la mer bleue de Provence. Da Valensole percorrete la strada che va verso Oraison o verso Manosque, troverete campi di lavanda ininterrotti.

ValensolePoimoissonSat

Se avete tempo recatevi a Brunet, proseguite poi per Puimoisson e da lì fate ritorno a Valensole. Un giro di 35 km circa che vi regalerà scorci incredibili (ecco la mappa del percorso). Vi fermerete spesso ad ammirare i campi di lavanda, di grano e di girasoli.

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Lavande o lavandin?
Valensole potrete visitare gratuitamente il Museo della Lavanda e scoprire quali sono le varie tipologie di piante, i loro utilizzi, le caratteristiche principali di ogni specie, la storia della lavanda in Provenza e il legame con Grasse. Se interessati trovate qualche informazione in più al seguente link: Lavanda e Lavandino

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Cosa acquistare in Provenza?
Non sono un’amante dello shopping in nessuna delle sue forme, ma vi garantisco che è quasi impossibile recarsi in Provenza e tornare a casa a mani vuote. Acquistate il miele alla Lavanda, non ve ne pentirete! Girando tra i campi, vedrete spesso cartelli con su scritto Miel. Andate direttamente in cascina e fate quattro chiacchiere con gli apicoltori.

DSC01997Potrete poi sbizzarrirvi ad acquistare profumi, saponi, creme, oli essenziali di lavande o lavandin, lavanda essiccata da mettere nei cassetti per profumare il bucato (la lavanda è un ottimo anti-tarme naturale). E perché no, approfittando di essere in Francia, fate scorta di formaggi di capra.

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I dintorni di Valensole: escursioni in giornata
Molte sono le gite che potrete fare in giornata nei dintorni di Valensole. A seguire un elenco delle mete da non perdere:
Abbazia di Nostra Signora di Sénanque: è un’abbazia cistercense fondata nel 1148. Sorge a pochi chilometri da Gordes ed è circondata da campi di lavanda. Da visitare il bel dormitorio, la chiesa e l’annesso chiostro. Buona parte di quanto è in vendita nel piccolo negozio dell’abbazia è prodotto dai monaci;
Manosque: mentre vi recate all’Abbazia di Sénanque fate tappa a Manosque e visitate il suo meraviglioso centro storico;
– Gole del Verdon: probabilmente il canyon più celebre d’Europa con pareti a strapiombo sul fiume Verdon alte fino a 1500 metri;
– Roussillon: il villaggio dell’ocra. Portate scarpe da ginnastica lavabili e poi avventuratevi tra i sentieri dell’ocra alla scoperta della leggenda che narra perché la terra attorno a Roussillon si tinse di rosso;
– Moustiers Sainte Marie: un incantevole villaggio arroccato tra due maestose rupi rocciose e attraversato da un vivace ruscello di montagna. Tra le rupi è appesa una misteriosa stella d’oro la cui leggenda riporta ai tempi delle crociate.
Tornerete dalla Provenza rigenerati. E’ un viaggio che consiglio caldamente.

Caterina Campodonico, storia di una donna forte

E’ la seconda volta che ospito su questo blog uno scritto che ha per protagonista una donna intraprendete e risoluta. La prima storia (qui il link all’articolo Tilon-ki-Pol: storia di un portale e della sua astuta committente) si perde nella memoria ed è ambientata in India al tempo dei maharaja, quando la verità sconfinava nella magia.
La vita di Caterina Campodonico è invece una storia tutta italiana, genovese per la precisione. E’ uno di quei racconti senza tempo che resta attuale anche con il passare delle stagioni perché non smette di dire quello che deve a chi ha voglia di ascoltare. E’ una storia di indipendenza e intraprendenza femminile, così preziosa da dover essere condivisa.
Caterina nacque a Genova nel 1804. Era una popolana semi analfabeta che per tutta la vita si mantenne vendendo collane di nocciole (le reste) e ciambelle dolci, da lei cucinate. Giovanissima si maritò con un tal Giovanni Carpi che le cronache descrivono come propenso all’ozio e al buon vino. Ben presto si decise a chiedere il divorzio. Le venne concesso, ma fu obbligata a versare un’ingente somma di denaro per essersi resa colpevole di abbandono del tetto coniugale.
Ma non si diede per vinta. Racimolò il denaro necessario e anche dopo il divorzio continuò a lavorare come ambulante presso i mercati e le sagre di paese. Era una donna oculata e decisa. La sua stessa famiglia d’origine le voltò le spalle: una divorziata che si manteneva andando in giro da sola per la città e le vicine campagne non era vista di buon occhio e attirava su di sé chiacchiere e pettegolezzo.
Caterina nel 1880 si ammalò piuttosto gravemente. I suoi familiari iniziarono a litigare di fronte a lei per spartirsi i suoi risparmi di una vita. Ma Caterina superò la malattia. Appena fu in forze si recò presso la bottega dello scultore Lorenzo Orengo, uno dei più celebri esponenti italiani del realismo borghese, e gli commissionò il proprio monumento funebre. La statua in marmo che Orengo scolpì la ritrae avvolta in uno scialle ricamato con il grembiule legato in vita mentre accenna un inchino e regge con fierezza tra le mani le reste e i canestrelli, gli strumenti del suo lavoro e della sua indipendenza. La scultura venne ultimata quando la donna era ancora in vita.

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Caterina sognò di essere sepolta tra i ricchi borghesi e i genovesi illustri che riposano presso il Cimitero Monumentale di Staglieno. Nel 1881 la statua venne posizionata nel Porticato Inferiore di Ponente, al numero 13, ai piedi del Pantheon vicino al viale della Fede. I giornali locali narrarono le vicende della popolana che, amareggiata e delusa dai parenti, investì i propri risparmi in un monumento funebre per garantirsi il ricordo eterno. Caterina si recò spesso, quando ancora era in vita, al cimitero ad ammirare la propria statua (era un’usanza diffusa tra la borghesia). Ai funerali della donna accorsero molti genovesi per renderle omaggio e pare che chi giocò i numeri della sua dipartita al lotto vinse una bella cifra.
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Sul basamento della statua si leggono alcuni versi che il poeta dialettale Giambattista Vigo le dedicò. Ecco la traduzione dal genovese:
Vendendo collane e ciambelle
all’Acquasanta, al Garbo e a San Cipriano
Con vento e sole e con acqua a catinelle
per assicurarmi un pane nella vecchiaia
fra i pochi soldi mettevo via quelli
per tramandarmi nel tempo

mentre son viva e son vera portoriana
Caterina Campodonico (la paesana)
1881
Da questa mia memoria se vi piace Voi che passate pregatemi la pace
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Una bella storia di riscatto femminile, di forza, di indipendenza.
E come non pregare la pace per l’anima di Caterina? E’ stato un onore ammirare la sua statua e deporre un fiore. Grazie. Ieri è stato decisamente un giorno ben speso.