Il “gentile” Tadeusz Pankiewicz: storia di un giusto e della sua Farmacia sotto l’Aquila

Probabilmente molti di noi conoscono la storia di Oskar Schindler, resa celebre dal film Schindler’s List di Stephen Spielberg (1993) e vincitore di due premi Oscar. Meno conosciuta ma altrettanto degna di essere raccontata e tramandata è la storia del “gentile” Tadeusz Pankiewicz e della sua Farmacia sotto l’Aquila (Apoteka Pod Orlem).
Sul lato meridionale di Plac Bohaterów Getta a Cracovia sorge questa farmacia, oggi non più in servizio e trasformata in un piccolo e delizioso museo. Gli interni sono stati squisitamente restaurati e la farmacia conserva l’aspetto che aveva durante gli anni della seconda guerra mondiale. Qui lavoravano il cattolico polacco Tadeusz Pankiewicz e le sue tre collaboratrici: Irene Drozdikowska, Helena Krywaniuk e Aurelia Danek-Czortowa.
Era il 3 marzo 1941 quando a Cracovia venne ufficialmente creato un ghetto per gli ebrei, completamente isolato da alte mura di cinta. In quel periodo nell’area scelta operavano 4 farmacie di proprietà di non ebrei. Tadeusz si rifiutò di trasferire la sua attività nella parte ariana della città. Riuscì a convincere le autorità del Terzo Reich  a rilasciargli un permesso per continuare ad operare e a soggiornare nel ghetto. Ottenne inoltre la concessione di un lascia-passare per entrare e uscire dall’area.
Durante gli anni bui e terribili della guerra, insieme ad Helena Irene e Aurelia, molto si spese per salvare vite umane: sopperì alla penuria di farmici nel ghetto, curò gli ammalati, diede rifugio ad amici e sconosciuti, creò una botola segreta atta alla conservazione della torah e di altri oggetti sacri, si procurò tinture per capelli per aiutare coloro che dovevano mascherare la propria identità e tranquillanti da somministrare ai bambini durante le frequenti incursioni della Gestapo, fece da ponte per messaggi e comunicazioni segrete tra il ghetto e l’esterno.
La situazione peggiorò ulteriormente nel 1942 quando i nazisti iniziarono a deportare sistematicamente gli ebrei nei campi di concentramento circostanti. Durante i sempre più frequenti rastrellamenti, i nazisti prelevarono anche Tadeusz, ma grazie all’intervento di un ufficiale riuscì a salvarsi. Nel 1943 il ghetto venne diviso in due aree, A e B, e le condizioni di vita degli ebrei peggiorarono ancora. La distribuzione di cibo e farmaci si fece sempre più ardua.
Nello stesso anno le autorità diedero mandato di chiudere la Farmacia sotto l’Aquila. Tadeusz ingaggiò una corsa contro il tempo e riuscì a procurarsi, con molta fatica e qualche dono sapientemente distribuito, i documenti necessari per continuare a tenere aperto il suo esercizio.
Nel marzo 1943 i nazisti operarono la liquidazione finale del ghetto: 8.000 ebrei vennero deportati e 2.000 ebrei, considerati inabili al lavoro, vennero trucidati in loco. Anche in questa occasione Tadeusz si prodigò per offrire riparo, per quanto poteva, a chi era braccato.
A guerra finita, fu uno dei testimoni dell’accusa al maxi-processo di Norimberga celebrato contro i criminali nazisti.
Nel 1983 il memoriale presso l’Istituto Yad Vashem gli conferì il riconoscimento di Giusto fra le Nazioni per il suo operato durante il secondo conflitto mondiale. Gli venne conferita la cittadinanza onoraria dello Stato di Israele. Nel viale degli eroi a Gerusalemme sono stati piantati 26.000 alberi in ricordi dei “gentili” (i non ebrei) che durante la Shoah di spesero per salvare e difendere gli ebrei. Tra questi svetta un albero di carrubo, resistente e perenne, ai cui piedi è affissa una targa con inciso il nome di Tadeusz Pankiewicz.

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Tadeusz raccolse le sue memorie in un libro, Il farmacista del ghetto di Cracovia, edito da UTET e tradotto in italiano. Lo leggerò.