Point Pedro e le isole di Jaffna, a giro nel blu

La penisola di Jaffna si sta lentamente riaprendo al mondo e ai commerci dopo tre decenni di guerra civile e incalcolabili danni provocati dallo tsunami del 2004. Il turismo fai da te in quest’area è complicato. Point Pedro e Velanai sono due destinazioni relativamente facili da raggiungere con i mezzi pubblici da Jaffna e sono mete perfette per gite in giornata.
Point Pedro è il punto più a nord dell’isola dello Sri Lanka e si raggiunge in bus, piuttosto comodamente, da Jaffna (bus 750 e 751). E’ la seconda città della penisola. La strada costiera che da Valvettiturai corre a est fino a raggiungere il Point Pedro Lighthouse è uno degli itinerari più suggestivi di tutta la regione. Alla partenza da Jaffna, assicuratevi un posto lato finestrino! Questa strada costeggia il mare e si snoda accanto ad acque color acquamarina che si infrangono sugli scogli a riva. Nelle belle giornate di sole, è possibile intravedere la barriera corallina al largo della costa.

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Il bus attraversa molti villaggi di pescatori. Sarà facile notare i pesci appesi al sole ad essiccare.
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La città deve il suo nome alla storpiatura del portoghese Ponta das Pedras che letteralmente significa “punta di pietra”. Il suo nome Tamil è Paruthithurai che vuol dire “porto del cotone”. Intorno a Point Pedro infatti è fiorente la coltivazione del cotone, mentre in tutta la regione è molto diffusa la palma da zucchero, fondamentale per l’economia dell’area: il legno del tronco è usato come materiale per l’edilizia, le foglie vengono impiegate per la costruzione di tetti delle capanne nei villaggi, dalla fibra si ricavano corde e lacci, la linfa rappresenta una nutriente bevanda fresca o può essere fermentata e diventare un alcolico, le radici vengono ridotte in farina. Il cotone parte dal porto cittadino e raggiunge il sud dell’India dove viene smerciato. Il 26 dicembre 2004 Point Pedro fu letteralmente devastata dal maremoto che colpì l’Oceano Indiano.
Dalla stazione dei bus raggiungete a piedi il faro che si trova a circa 1,5 chilometri in direzione est. Da qui, passeggiate sulle bianche spiagge fino a raggiungere Manai Beach. Abbiate cura di potare con voi acqua e crema solare. Non troverete né negozi né ristoranti. Godetevi il canto dell’oceano, il sole e la tranquillità della spiaggia. Potrà capitarvi di non incontrare nessuno per chilometri!

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Il giorno dopo affittate una bicicletta e partite presto la mattina alla volta di Velanai. Quest’isola, a volte chiamata con il suo nome olandese Leiden o con il nome del villaggio che sorge sulla costa nord-orientale Kayts, è separata da Jaffna da una lunga e suggestiva strada rialzata che corre sull’oceano. E’ scarsamente popolata (prima di partire, mettete nello zaino cibo e bevande sufficienti per affrontare l’escursione) e vi permetterà di immergervi in una natura brulla e silenziosa.
Kayts è un malinconico villaggio che non offre molte attrattive. In passato, da qui, venivano imbarcati gli elefanti su grandi navi in legno alla volta dell’India. Il commercio di questi pachidermi era un’importane fonte di sostentamento per la penisola. Continuate a pedalare fino a raggiungere Chaatty Beach, una piccola spiaggia di sabbia bianca, poco frequentata. Godete di una tranquilla giornata al mare, quasi in solitaria.

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Foto di Emiliano Allocco (Visita la pagina Flickr di Emiliano)

 

Quando il Mekong diventa Si Phan Don, perdersi per ritrovarsi in 4000 isole

Nell’estremo sud, al confine con la Cambogia, il Laos diventa la terra dei mangiatori di loto e fiorisce inaspettatamente in un meraviglioso arcipelago di migliaia di isole, adagiate sulle acque del Mekong. Siamo a Si Phan Don che, letteralmente, significa 4000 isole. Questa terra incantata vi ammalierà con la sua bellezza struggente, selvaggia, primitiva. Tutti i paesaggi che vi fermerete, stupiti, ad osserverete vi appariranno come uno scorcio da cartolina. Qui, più ancora che nel resto del paese, il tempo non esiste e la fretta è bandita.
In questo punto il Mekong raggiunge una larghezza di 14 chilometri, la massima ampiezza del suo lungo percorso che dall’altopiano tibetano si snoda per oltre 4.300 chilometri fino a confluire nel Mare Cinese del Sud. Durante la stagione secca, il fiume si ritira lasciando emergere centinaia o migliaia, se si annoverano nel conteggio anche le più piccole lingue di terra, di isole e isolette. Nella stagione delle piogge, circa la metà delle terre emerse viene sommersa dalle acque.
Le tre isole più visitate dai viaggiatori sono Don DetDon Khong e Don Khon. Sono le più grandi e sono permanenti. Ospitano villaggi di pescatori, risaie, piantagioni di canna da zucchero, strade e immancabili strutture ricettive. Ovunque sceglierete di fermarvi, troverete un’amaca ad aspettarvi, appesa su una terrazza che si affaccia sul fiume. Comodamente sdraiati, lasciandovi cullare, assisterete al sorgere e al tramontare del sole sul Mekong. E’ uno spettacolo da non perdere. La bellezza e l’immortalità della natura, l’alternarsi perenne del giorno e delle tenebre contemplato nel silenzio più totale, sapranno rigenererarvi e lenire qualche ferita dell’anima.

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Cosa fare alle 4000 isole?
Se siete amanti dello sport e delle attività all’aperto, potrete fare qualche escursione in kayak, andare a pescare, solcare il Mekong per cercare di avvistare i sempre meno numerosi delfini che popolano queste acque o ancora dedicarvi al tubing, un’insolita navigazione a bordo di camere d’aria. Il modo migliore per esplorare i dintorni è affittare una bicicletta. Non rischierete di perdervi. Esiste un’unica strada su ogni isola che corre lungo la costa e attraversa poi le campagne per ritornare, dopo un giro ad anello, da dove siete partiti. Le strade non sono asfaltate e sono popolate da animali che vagano liberi.
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Le isole di Don Det Don Khon sono unite da un ponte in muratura, eredità del colonialismo francese. L’isola di Khon ospita due belle cascate. Non mancate di visitarle.
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Le cascate di Tat Somphamit si trovano su Don Khon a circa 2 chilometri a valle del ponte francese. Sono immerse in un ampio parco e comprendono una serie di rapide impetuose. Sono note anche con il nome di Li Phi che significa “trappola degli spiriti” e allude al fatto che la gente del posto sia fermamente convinta che queste acque riescano ad intrappolare gli spiriti maligni di persone e animali deceduti. Tra le varie rapide, l’acqua ribolle sempre vorticosamente anche nella stagione di secca. Conquistate uno dei tanti punti panoramici, sedetevi qui e lasciate andare gli spiriti malvagi che infettano la vostra anima. Imprigionate tra queste rocce i brutti pensieri e proseguite poi verso l’estremità posteriore del parco. Appena sotto le cascate, scoverete una piccola spiaggia sabbiosa, la spiaggia di Li Phi completamente sommersa nel periodo delle piogge. I laotiani non osano bagnarsi in questo tratto di fiume, timorosi di imbattersi in qualche spirito malvagio. Se siete impavidi, tuffatevi prestando però molta attenzione alle forti correnti.

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Dalla parte opposta dell’isola, molto isolate, sorgono le cascate di Khon Pa Soi. Per raggiungerle, è necessario oltrepassare a piedi un grande e spaventoso ponte in legno sospeso per l’isola di Don Po Soi. Una volta dall’altra parte, proseguite lungo un minuscolo sentiero sconnesso e dopo 200 metri sarete giunti alla meta. Queste cascate sono imponenti, ma molto poco frequentate. Vantano belle spiagge sabbiose, cristalline dove potrete distendervi e fare una placida nuotata in solitaria.

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Riprendete le biciclette e continuate a scoprire i dintorni, peregrinando senza destinazione e fermandovi qua e là dove scoverete una piccola spiaggia isolata o uno scorcio di natura che vi affascinerà. Nelle ore più calde del giorno, noterete molte bufale transumare verso il Mekong e immergersi lentamente nel fiume. Resteranno a mollo fino a quando il sole non tramonterà. Trovare il proprio posto del cuore su queste isole è facile, tanto quanto è difficile riprendere il traghetto per la terra ferma e lasciare Si Phan Don.

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Foto di Emiliano Allocco (Guarda le foto di Emiliano su Flickr)