Tilon-ki-Pol: storia di un portale e della sua astuta committente

Poco più di un anno fa, mio marito ed io ci trovavamo in Rajasthan, nella città di Jaisalmer e proprio qua mi sono imbattuta in una storia che mi ha colpito ed è rimasta tra le pieghe della memoria fino ad oggi. E’ stato questo forse il primo momento in cui mi è sovvenuta l’idea di aprire un blog di viaggio per raccogliere, tra le sue pagine virtuali, le storie che si scoprono a giro. Il racconto era bello e avrei voluto scriverne per non dimenticarlo, per conservarne un ricordo fedele in grado di sconfiggere l’oblio del tempo. Ho pensato che avrei riletto quelle righe con piacere in futuro. La storia e la sua protagonista meritavano di sopravvivere perché avevano ancora qualcosa da insegnare. Inoltre pensai che una storia così fosse preziosa e non dovesse rimanere solo a me. Avrei voluto condividerla.
Il blog è stato chiuso nel cassetto dei buoni propositi fino a un paio di mesi fa. Ora che è diventato realtà posso narrare la storia che avrebbe dovuto inaugurare questo diario elettronico. La narrerò fedelmente così come è stata raccontata a me. L’ho trovata accennata appena in qualche guida e in qualche libro, liquidata troppo in fretta in poche righe.
Jaisalmer è una visione mozzafiato, è un enorme castello di sabbia arroccato sulla Collina di Trikuta ad 80 metri di altezza. E’ nota come la Città d’Oro perché al calar del sole le sue case, costruite in arenaria gialla, scintillano come oro. E’ una apparizione per chi giunge dal deserto ed evoca antichi splendori ed esotiche piste di carovane. Novantanove immensi bastioni circondano le vie del forte, abitato ancora oggi. Poco a sud della cinta muraria si trova un imponente lago artificiale che in passato riforniva d’acqua la città. Questo bacino venne fatto costruire nel 1367 dal maharaja Gadsi Singh. Per accedervi si deve oltrepassare il portale Tilon-ki-Pol, la cui storia viene tramandata da secoli.
Si narra che molto tempo addietro giunse a Jaisalmer dal vicino Pakistan una donna di rara bellezza. Ben presto riuscì ad entrare nelle grazie del maharaja e degli uomini più facoltosi della città. In fretta crescevano le ricchezze e l’influenza della donna. Divenne presto la concubina preferita del maharaja, suscitando invidie e gelosie.
La donna sentiva il tempo passare. Aveva accumulato ricchezze ingenti, ma non aveva accanto a sé una famiglia o dei figli a cui lasciarle. Non avrebbe potuto far ritorno in Pakistan. Nessuno la attendeva più. Temeva, dopo la sua morte, di non essere ricordata da alcuno. Decise quindi di spendere le sue ricchezze per il bene della comunità, costruendo un’opera che sarebbe rimasta nel tempo e che avrebbe parlato di lei ai posteri. Presentò il progetto per costruire un portale di accesso al bacino idrico, il luogo fulcro della vita cittadina. In fretta si sparse la voce e il malcontento crebbe tra la gente che non voleva recarsi al lago passando sotto una porta eretta da una prostituta. Una delegazione si recò dal maharaja e con un’astuta lamentela provò a fermare i lavori: “Maharaja, cosa penseranno di te che per recarti al lago dovrai chinare la testa sotto un portale costruito da una donna? Penseranno forse che tu sia meno potente di lei?”. Il maharaja rimase colpito da queste osservazioni, ma era un uomo giusto e non voleva ferire la sua amante. Alle orecchie della donna giunse il racconto di quanto successo. Non volle darsi per vinta ed escogitò un piano. Fece cambiare il progetto originale del portale, ordinando che sulla sua sommità venisse eretto un tempio dedicato a Krishna. Nessuno più avrebbe osato fare abbattere il portale. Il maharaja recandosi sulle rive del lago avrebbe, agli occhi di tutti, chinato la testa a Krishna.
Il portale di Tilon-ki-Pol svetta ancora oggi.

PS Se interessati, trovate qua un racconto fotografico del nostro viaggio in Rajasthan: https://www.flickr.com/photos/47665124@N07/albums/72157663049520239

(Ph Emiliano Allocco)

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Il portale di Tilon-ki-Pol