Filosofia di un viaggio

Non potevo concludere la narrazione del Laos senza un paio di righe di chiosa. E allora ecco un flusso di coscienza senza grandi pretese e senza troppe ambizioni, né di essere esaustivo né tantomeno depositario di una qualche verità.
– Gli aeroporti, i porti, le stazioni dei treni e dei bus hanno un fascino magnetico. Sono luoghi che fanno a meno del tempo. Queste cattedrali del peregrinare muovono quotidianamente persone e merci, senza sosta. Il giorno non tramonta mai e la notte non viene. Qui il tempo è circolare, non c’è un inizio, non c’è una fine. Ognuno si muove a un ritmo proprio, indipendente da chi lo circonda. Fermatevi ad osservare il via vai dei flussi. E’ una lectio di filosofia;
– In viaggio, il tempo non esiste. Non si pranza alle 12, non ci sono meeting settimanali di lavoro, non si va in palestra alla solita ora il giovedì. E’ bello ogni tanto ricordare che la routine è una cattiva abitudine. Al di là delle consuetudini personali e sociali, ci sono albe da ammirare, pranzi all’ora di cena, pedalate a tarda notte e una geometria di esperienze da collocare in ordine sparso e casuale in un tempo che lineare non è;
– Che l’essenzialità diventi il vostro mantra. Uno zaino in spalle è più che sufficiente. Sarete i primi ad uscire dall’aeroporto, vi muoverete leggeri da una tappa alla successiva del vostro tour, non cederete alla tentazione di acquistare chincaglierie o souvenir di dubbia utilità. Lasciate a casa almeno qualcuno dei vostri soliti oggetti personali. Io ho imparato a viaggiare senza trucchi. Una piccolezza, certo, che tuttavia è per me un esercizio di autostima, consapevolezza, riscoperta e libertà. Fate qualcosa che di solito non fate. Portate con voi pochi vestiti, ben scelti. Riscoprirete di quante cose non abbiamo bisogno e quanti fardelli mettiamo ad appesantire il nostro vivere;
– Impegnatevi affinché le vostre vacanze diventino viaggi. Usate il vostro tempo libero dai doveri sociali, famigliari, lavorativi per imparare, crescere, scoprire. Se non sapete resistere allo shopping, che almeno sia il più etico e locale possibile. Diventiamo pellegrini, umili, curiosi, rispettosi dei luoghi, delle persone, delle tradizioni. Che il nostro passaggio in terre lontane sia invisibile. I segni dobbiamo portarli noi nell’animo, non di certo i luoghi che ci hanno ospitati. Buon pellegrinaggio;
– Osservatevi attorno, sempre. Curiosate. Al di là delle apparenze più varie, risiedono i bisogni umani più elementari e comuni. Gli stessi che albergano in noi. L’umanità che unisce le persone è più profonda del folklore locale. Oltre ai condizionamenti, alle abitudini e alle tradizioni, sempre scopriamo persone animate dai nostri impulsi e dal nostro stesso sentire;
– La curiosità è il mantra di ogni viaggiatore, ma non è in contrapposizione con la prudenza. Ciò che è fuori, è anche dentro di noi. Ognuno di noi ospita nel proprio animo vette e abissi e, quotidianamente, compie scelte che lo innalzano o lo fanno sprofondare nel buio più profondo. Il male esiste, fa parte del mondo e di noi. Un’attenta e prudente curiosità, pronta a sorprendersi e ad aprirsi al prossimo, è un requisito fondamentale di chi si mette in cammino;
– Viaggiare non presuppone necessariamente uno spostamento. Il viaggio è un’attitudine, una scoperta continua, una curiosità mai appagata, un’apertura sincera a ciò che è nuovo e diverso. Si impara molto, se si è disposti a farlo, quando si è in luoghi che non ci appartengono. Ma altrettanto si può fare restando fermi. Un libro, un film, uno spettacolo a teatro, la musica, l’arte, le relazioni umane sono finestre sul mondo. Il viaggio non finisce mai. Non tutti i viaggiatori hanno uno zaino sulle spalle. Non tutti i possessori di valigie sono viaggiatori. Ci sono molte strade, tanti percorsi singolari che conducono allo stesso luogo;
– Viviamo tempi bizzarri, incerti, infelici. I social sono parte della quotidianità, ormai a qualunque latitudine. Postate su Instagram e retwittate pure, ma siate rispettosi. Evitate selfie sorridenti di voi davanti a un calice di champagne, ma condividete pure foto delle bellezze che vedete. Portate con voi chi, per motivi vari, non può affrontare un viaggio, siate un mezzo di condivisione e scoperta del mondo. Non ostentate voi stessi. Fatevi strumento, non fine;
– La natura è la cura a tanti mali. La sottovalutiamo, la disprezziamo e ce ne dimentichiamo troppo spesso. Stili di vita più naturali ristabiliscono il nostro equilibrio internoQuante albe avete contemplato nel vostro ultimo anno? Davanti a quanti tramonti vi siete fermati a riflettere di recente? Il viaggio è una riscoperta dell’importanza e della centralità della natura che è madre;
– L’ultimo pensiero va al Laos. E’ un paese bellissimo, incontaminato, verde, lento. Vi piacerà se siete alla ricerca di qualcosa di diverso, di altro, di un’alternativa alla modernità più esasperata. Questo paese minuscolo, selvaggio, ancora ferito da una guerra formalmente terminata oltre 40 anni fa, privo di una rete ferroviaria e industriale, vi ruberà il cuore. Qui, più che mai, è un dovere essere pellegrini. Se amate andare a Dubai per fare acquisti, potreste rimanere delusi. Per il resto, non manca nulla.

Quando il viaggio vale la meta, da Phonsavan a Pakse in bus per scoprire il plateau di Bolaven

Ebbene si, ce l’abbiamo fatta! Dopo 17 lunghe ore di viaggio siamo arrivati a Pakse. Dalla stazione nord di Phonsavan, parte quotidianamente un bus alle 7 di mattina che vi condurrà a Pakse, con arrivo previsto intorno alla mezzanotte. Questo trasferimento, è di per sé un viaggio nel viaggio. Mettetevi comodi, armatevi di pazienza e divertitevi quanto più potete. Alla partenza, vi verrà consegnata dall’autista una busta in plastica con all’interno una bottiglia d’acqua e un paio di dolci per sostenervi nelle lunghe ore che seguiranno. Le strade del Laos sono difficili, dissestate, spesso non asfaltate. Una parte del viaggio si snoda tra stradine di montagna, molto curve. I viaggi in Asia, e in particolare in questo piccolo paese antico ancora senza una rete ferroviaria, funzionano in modo leggermente diverso da come siamo abituati noi europei. Non si viaggia spesso da queste parti e quando lo si fa, si portano con sé molti bagagli, a volte particolarmente ingombranti. Se vi capita di viaggiare accanto a una gabbia di polli ruspanti o a un sacco di riso, non fateci caso. E’ normale. Tutti i bagagli vengono caricati in qualche modo. Non importa quanti siano e quanto spazio occupino. Alcuni saranno legati sul tetto dell’automezzo, altri caricati nelle cappelliere o nelle stive, altri ancora troveranno posto tra le vostre gambe. Solitamente vengono venduti tanti biglietti quanti sono i richiedenti. Se i posti a sedere sono inferiori al numero di passeggeri, l’autista tirerà fuori piccoli sgabellini che verranno posizionati nel corridoio centrale della corriera. Affrettatevi a salire sul bus, se volete accaparrarvi un sedile standard.
Lungo la via verranno effettuate molte soste per permettere ai viaggiatori di andare alla toilet, di mangiare o fumare. Oltre alle tappe prestabilite, il bus si fermerà dove richiesto da chi deve scendere con pacchi ingombranti e, lungo la strada, caricherà chiunque farà segno di voler salire, ovunque esso si trovi. Ma nonostante qualche scomodità oggettiva e la lentezza del tempo che sembra non passare mai, in un viaggio così non potrete che divertirvi. Ci sarà sempre qualcuno che vi offrirà un involtino di riso cotto nelle foglie di vite o una fetta di papaya. Siate pronti a contraccambiare. All’ora della nostra cena, durante la sosta, sono spuntate delle bottiglie di BeerLao e insieme abbiamo brindato all’anno che finiva. Dopo tutte quelle ore passate insieme, si può dire di essere ormai quasi amici!
Una volta a Pakse, riposatevi. Ve lo meritate e poi partite alla volta del vicino Altopiano di BolavenPakse è la capitale della provincia di Champasak e il punto di accesso privilegiato al Laos meridionale. Sorge alla confluenza dei fiumi Mekong Don. Non vanta particolari attrazioni, se si escludono pochi edifici rimasti dall’epoca coloniale.
Il vicino plateau di Bolaven vi ammalierà con la sua bellezza e vi infonderà pace. Questo altopiano si estende a cavallo delle quattro province meridionali del paese ad un’altitudine compresa tra i 1.000 e i 1.300 metri. E’ costellato da una fertile e rigogliosa vegetazione, meravigliose cascate, diversi fiumi, estese piantagioni di caffè e tè, sferzato da un clima fresco e temperato e irrorato da copiose piogge.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Non mancate di visitare le cascate di Tat Fan, alimentate da due torrenti che emergono all’improvviso dalla foresta e precipitano per più di 120 metri, originando il fiume Huey Bang Lieng. Includete nel vostro tour anche le vicine cascate di Tat Gneuang, scenografiche e immerse nel verde di un lussureggiante parco dove è possibile trascorrere la giornata facendo un pic-nic in compagnia. Questa cascata nasce da due torrenti che corrono paralleli e si gettano con un salto di 40 metri a strapiombo nella selvaggia giungla sottostante.
laven sono il gruppo etnico più numeroso che abita questo altopiano (Bolaven significa infatti ‘casa del laven’), ma questo plateau è abitato anche da altre minoranze quali i mon-khmer, gli alak, katu, tahoy, suay.
I francesi furono i primi a piantare il caffè, gli alberi della gomma e i banani su questo altopiano agli albori del XX secolo. ll piccolo paese di Paksong è considerato la capitale laotiana del caffè. Svetta a 1.300 metri di altezza su un fertile suolo scuro, eredità di un antico vulcano ormai estinto.
Visitate le piantagioni di tè e caffè e non mancate di degustare una tazza fumante di Lao coffee alla fine del vostro tour. Scoprite qualcosa in più su CPC, la Cooperativa di Produttori di Caffè dell’Altopiano di Bolaven costituitasi nel 2007 con l’obiettivo di ottenere un miglior accesso al mercato globale del caffè per i piccoli produttori locali. Per saperne di più: http://www.cpc-laos.org

Questo slideshow richiede JavaScript.

Foto di Emiliano Allocco (Link alla pagina Flickr di Emiliano)

Vientiane in due giorni

Tiziano Terzani, celebre giornalista italiano e profondo conoscitore dell’Asia, scrisse che il Laos non è un luogo, bensì uno stato d’animo.
Questo lembo di terra sembra resistere al fascino della modernità e ai suoi ritmi caotici e persevera nel suo antico, distaccato ritmo di vita fatto di piccole malizie, alcune furberie e assenza di stress. Si avverte una piacevole, imperturbabile calma generale.
La capitale laotiana, Vientiane, conta poco più di 200 mila abitanti. È adagiata su un’ansa del Mekong, al centro di un’ampia piana coltivata a riso, vicino al confine con la Thailandia. Vi sorprenderà, è incredibilmente silenziosa. Dove sono finiti i clacson suonati senza tregua, per ogni futile pretesto? Dove sono i motorini che sfrecciano nel resto dell’Asia?
I sonnolenti taxististi e i conducenti di tuk tuk non vi assilleranno, nessuno vi rincorrerà per vendervi souvenirs, non sentirete grida di venditori di cibo da strada che vogliono attrarvi alle loro bancarelle. Che novità è mai questa? Sono davvero in Asia?

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il centro storico di Vientiane è piccolo e pedonale. Vi affascinerà con i suoi templi scintillanti, con i suoi viali alberati abbelliti da frangipani e alberi di tamarindo, vi perderete dietro all’incedere eleganti dei monaci intenti nella questa di prima mattina. Affittate un bicicletta (1,5 $ al giorno) e iniziate la vostra esplorazione.
GIORNO 1
Recatevi presso i locali della Croce Rossa (9-17 dal lunedì al venerdì) e donate il sangue. Il Laos fatica a raccogliere il 50% del suo fabbisogno annuale di sangue e ogni donazione è assolutamente benvenuta. Lo staff della Croce Rossa si prenderà cura di voi, amorevolmente. Al termine della donazione riceverete in omaggio una t-shirt e la tessera di donatore.
Rifocillatevi con un’abbondante colazione presso Le Banneton in Th Nokèokoummane, deliziosa ed eccellente panetteria francese con foto di Henri Cartier-Bresson e Robert Doisneau appese alle pareti. Gustate un autentico pan au chocolat mentre Èdith Piaf canta per voi in sottofondo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Svoltatate in Th Setthathirath, a senso unico, fino a raggiungere il Palazzo Presidenziale, un enorme castello in stile beaux-art costruito per il governatore francese. Di fronte, non mancate di visitare il Wat Si Saket, un tempio buddhista costruito all’inizio dell’Ottocento e giunto fino ai giorni nostri. Lungo il lato occidentale del chiostro, si possono vedere molte statue di Buddha distrutte durante l’invasione del Siam del 1828. Davanti al Wat Si Saket, ogni mattina all’alba, potrete assistere al Tak Bat, la questua dei monaci. Un rito antico con cui i fedeli donano ai monaci cibo e offerte per la giornata.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dall’altro lato della strada sorge il Haw Pha Kaeo, un bel museo di arte sacra.
Svoltate in Th Galliani. Immediatamente dopo l’ambasciata francese, troverete la Cattedrale del Sacro Cuore, edificio dedicato al culto cristiano eretto nel 1928 e sede del Vicariato Apostolico di Vientiane.

33083541-07F5-494A-AA4B-1CC7DFF4D801

Al fondo della via, cercate il Talat Khua Din, uno dei mercati alimentari più grandi della capitale. Non è facilmente individuabile: l’ingresso è piccolo, mal segnalato, sul lato opposto da dove arriverete. Non desistete, cercate attentamente. Seguite i passanti carichi di borse di verdure!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Recuperate le vostre biciclette e dirigetevi nella vicina Th Lan Xang, un lungo e trafficato viale alberato, rinominato dagli abitanti di Vientiane gli Champs-Èlysée d’Oriente. Il paragone è francamente esagerato. Qui troverete il Talat Sao, o quel che ne resta. Questo era il più grande mercato di tessuti della città, ora relegato ai bordi di un grande e moderno centro commerciale.
Al fondo di Th Lan Xang, si erge il Patuxai, un insolito monumento alla Vittoria ispirato all’Arc de Triomphe parigino e costruito nel 1969 con il cemento donato al paese dagli Stati Uniti per la costruzione di un nuovo aeroporto.
Girate intorno al Patuxai e tornate indietro lungo Th Lan Xang. Svoltate in Th Bartholomie fino a raggiungere il That Dam, un’antica stupa che si narra fosse ricoperta d’oro, prima di essere saccheggiata dai siamesi nel 1828.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Recatevi ora al Wat In Paeg, un bel tempio buddhista celebre per i suoi rilievi in stucco ad ornamento del sim (la sala delle ordinazioni). Parcheggiate qui le vostre biciclette e a piedi dirigetevi in Th Nokèokoummane per visitare tre templi: il Wat Ong Tue Mahawihan dove è ospitata una statua di Buddha in bronzo del XVI secolo alta 5,8 metri, il Wat Haysoke piccolo e poco frequentato tempio e il Wat Mixai, circondato da imponenti cancelli fiancheggiati da una coppia di nyak, guardiani giganti.
Giunti fino a qui sarete stanchi e, probabilmente, accaldati. Trovate un buon ristorante laotiano dove riprendere le forze e cenare lautamente.
Se avrete ancora qualche energia, concludete la serata al mercato notturno che si snoda lungo il Mekong. In caso contrario, fate ritorno al vostro hotel senza rimpianti. Tra queste bancarelle, non avreste trovato in vendita altro che chincaglierie inutili e di infimo valore. L’antico fascino dei mercati d’Asia dei tempi che furono non alberga qua.
GIORNO 2
Il mattino ha l’oro in bocca. Puntate la vostra sveglia prima dell’alba. Ne varrà la pena. Inforcate le biciclette in direzione Wat Si Saket e assistete al Tak Bat, la questua dei monaci. Aspettate la processione dei bonzi e prendete parte a questo rito antichissimo con cui i fedeli fanno dono ai religiosi di riso e cibo per la giornata.
Recatevi poi sul Mekong. Rimarrete sorpresi da quanta vita brulica qui già alle prime ore del giorno. Moltissimi laotiani si ritrovano sul lungo fiume per fare Tai Chi insieme, per correre, meditare o camminare a passo svelto. Godetevi lo spettacolo del sole che si specchia sul Mekong tingendolo dei colori dell’alba.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dopo un’abbondante colazione, raggiungete Pha That Luang, il grande reliquiario sacro. Questa enorme stupa dorata si erge a circa 4 chilometri a nord-est del centro di Vientiane, proseguendo dritti dopo aver oltrepassato il Patuxai. Il Pha That Luang è il monumento più importante del Laos, al tempo stesso simbolo della religione buddhista e della sovranità del paese. La leggenda narra che in questo luogo, nel III secolo a.C., alcuni missionari provenienti dall’India costruirono una stupa per conservare alcuni frammenti dello sterno del Buddha. Prendetevi il tempo che vi serve per visitare questo luogo con la giusta calma. Rilassatevi e godetevi la bellezza delle scene quotidiane alle quali vi capiterà di assistere. Perdetevi dietro a un gruppo di monaci in pellegrinaggio, osservate le venditrici di piccole gabbie in bambù. Noterete che ospitano dei passerotti. I fedeli buddhisti sono soliti praticare il fangsheng, un antico rito che consiste nel liberare animali tenuti in cattività come atto di pietas e misericordia, capace di generale buon karma.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Riprendete le biciclette e dirigetevi al COPE Visitor Center in Th Khu Vieng, il principale produttore di arti artificiali, sostegni alla mobilità, protesi e sedie a rotelle. Il Visitor Center fa parte del Centro Nazionale di Riabilitazione e ospita eccellenti mostre su protesi e UXO (ordigni inesplosi). La visita è gratuita, ma un’offerta è bene accetta a sostegno di questo importante progetto. Per saperne di più: Un triste primato, il paese più bombardato della storia

Questo slideshow richiede JavaScript.

All’interno del complesso, sorge un bar-ristorante. Prima di avventurarvi verso nuove esplorazioni della città, concedetevi un buon pranzo e qualche istante di meritato riposo.
Con la dovuta calma, recuperate le biciclette e pedalate fino a raggiungere il Wat Si Muang, un bel tempio che ospita il làk méuang (il pilastro della città), dove secondo la tradizione albergherebbe lo spirito protettore di Vientiane.
Concludete la vostra giornata con una visita al T’Shop Lai Gallery nei pressi di Th In Paeng.
Tea
Soap
Herbals Herbs
Organic products
Painting on the Floor
Lavander
Artisans Lao
Insect repellent
Questa galleria ospita mostre temporanee di arte contemporanea locale e una boutique raffinata di prodotti naturali per la cura del corpo. Al vostro ingresso, vi verrà servita una tazza di tè fumante. Lasciatevi inebriare dal mélange di aromi di frangipani, magnolia, sandalo, cocco, citronella, spezie, miele, lavanda che si sprigiona da candele, oli, profumi e creme per il corpo.
Tutto ciò che è in vendita è realizzato con prodotti locali, ottenuti attraverso metodi sostenibili, per mezzo del lavoro di donne svantaggiate appartenenti alla cooperativa Les Artisans Lao.

9867E1F2-D89A-4412-83D9-2C23876102F5

Una giornata all’insegna dell’attenzione verso il prossimo non può che concludersi con una cena vegana presso il Reunion Cafe, un minuscolo ristorante che serve piatti vegan locali, a conduzione femminile. Per saperne di più: Reunion Cafe Vientiane

E tu lo sai che rumore fa il riso che cresce?

Caro blog, quanto tempo! È  trascorso quasi un anno dal nostro ultimo post. Allora affidavo alle tue pagine la storia tragica di Bophana e Deth, restituita alla memoria collettiva da una sublime Elizabeth Becker. Un amore intenso, con un epilogo drammatico, vissuto nella Cambogia dei Khmer rossi. 
E poi, lunghi mesi silenziosi. Perdona l´attesa. Che confusione! Sono stata a giro, questo sì, in molti modi diversi: con i pensieri, la lettura, gli amici, in bicicletta in Europa, inseguendo un filo rosso in Marocco, a degustare Napoli, sempre sulle orme di qualche forma d´arte. Ma tu eri un pensiero lontano e inopportuno. Ho creduto di non aver nulla da raccontare, che tutto fosse già stato narrato e, meglio, di quanto avrei potuto fare io.
Adesso, seduta su questa terrazza calda a Vientiane, ho riscoperto la voglia e la leggerezza di scrivere. Sul far della sera, quando la giornata si posa in fondo all´animo umano, mi è sovvenuto il pensiero di te, caro blog. Ti porto con me in giro per il Laos. Che ne dici, ricominciamo da qui? Senza pretesa alcuna, sarai un bel diario di viaggio a cui affidare impressioni e ricordi, parziali certo e non esaustivi, ma da catturare per fermare il presente, da rileggere in futuro, da confutare o magari confermare.
Dopo un lungo anno di lavoro e impegni, non potrei essere più felice di essere nessuno qui in questo piccolo paese dell’Indocina, senza sbocchi sul mare, protetto da impervi monti che lo separano dalla Cina e dal Vietnam, adagiato sulle rive del Mekong. Un paese resiliente, che nonostante guerre, invasioni e pressioni esterne, resiste, mantenendo la propria identità, una lentezza irreale, un´aura antica e un ritmo di vita a misura d´uomo.
È liberatorio lasciare il proprio ruolo a casa, sbarazzarsi della necessità così occidentale di una perenne corsa frenetica  e riscoprirsi senza maschere, almeno per un po’.
“I vietnamiti piantano il riso, i cambogiani lo guardano crescere, i laotiani ascoltano il riso che cresce” recita un detto risalente ai tempi del colonialismo. Caro blog, andiamo a scoprire che rumore fa il riso mentre fiorisce.

Scopri la storia di Bophana e Deth: L’amore ai tempi dei Khmer rossi

Foto di Emiliano Allocco (Guarda le foto di Emiliano su Flickr)

A sud dove il mare è più blu: qualche giorno di riposo a Sihanoukville

Dopo un lungo viaggio regalatevi qualche giorno di riposo. Nulla è meglio del mare per ristabilire equilibri persi, ricaricare le batterie e ritrovare un po’ di pace interiore. Almeno per me funziona così. Dopo la fatica della scoperta della Cambogia, mi sono recata a Sihanoukville nel sud del paese, capoluogo della provincia di Preah Sihanouk. E’ tempo di relax.
Sihanoukville fu fondata negli anni ’50 strappando un lembo di terra alla giungla per volere dell’ultimo re della Cambogia, Sihanouk, che intendeva farne il più importante porto a pescaggio profondo del paese e un porto marittimo cruciale per evitare che i traffici internazionali continuassero a passare attraverso il delta del Mekong nel vicino Vietnam. In tutta onestà è una città brutta, turistica, caotica, troppo mondana, in continua espansione. Nuove costruzioni sorgono velocemente per poter dare ospitalità a un numero sempre crescente di turisti. Ma non disperate. Se volete evitare il caos, non recatevi nella zona centrale di Serendipity Beach. Con una corsa in tuk tuk, dirigetevi a sud e raggiungete Otres beach a circa 5 km dal centro città. Qui la spiaggia è bianca, il mare cristallino e l’ombra dolce delle piante di casuarina vi darà ristoro dal caldo. La spiaggia è lunga 4 km, stranamente poco affollata e decisamente piacevole. Se camminate ancora verso sud troverete per certo un angolo isolato dove fermarvi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Prendete il sole, riposate, leggete, fate lunghi bagni. Se volete essere più attivi, vi è la possibilità di fare snorkeling o una gita in barca alle isole vicine. A 15 km a est di Sihanoukville sorge il Parco Nazionale di Ream che vi offrirà la possibilità di fare trekking nella foresta o di raggiungere in barca spiagge incontaminate navigando tra le mangrovie. Scegliete agenzie turistiche che promuovono gite ecologiche. Noterete purtroppo come il Parco Nazionale, sebbene sia un’area protetta, sia seriamente minacciato dal turismo.
Al largo delle coste di Sihanoukville si combatté per gli Stati Uniti d’America l’ultima battaglia ufficiale della guerra del Vietnam. Il 12 maggio del 1975, due settimane dopo la caduta di Saigon, la nave container statunitense Mayagüez stava raggiungendo la Thailandia da Hong Kong quando cadde in mano ai khmer rossi. Il presidente americano Gerald Ford bollò l’accaduto come un vero e proprio atto di pirateria. I 39 membri dell’equipaggio vennero segretamente fatti sbarcare a Sihanoukville. Tre giorni più tardi l’esercito statunitense si lanciò nell’attacco della Mayagüez ma la nave era deserta. L’equipaggio era stato imbarcato su un peschereccio thailandese e mandato alla deriva. Della liberazione si seppe quando l’attacco era ormai stato sferrato.

Foto di Emiliano Allocco (link a Flickr)

 

Ai bordi del far West cambogiano: il corridoio ecologico di Koh Kong

La provincia di Koh Kong si trova all’estremità sud-occidentale della Cambogia. E’ scarsamente popolata e ospita siti naturali tra i più belli del paese e, per fortuna, ancora piuttosto incontaminati. Il suo capoluogo, Krong Koh Kong, era un tempo una cittadina di frontiera di loschi affari, dedita al contrabbando, alla prostituzione e al gioco d’azzardo. Il confine con la Thailandia è a pochi chilometri. Il peso di un passato così ingombrante non è del tutto svanito, ma Krong Koh Kong si sta lentamente riscattando e si sta imponendo come meta per escursioni di ecoturismo nei vicini monti Cardamoni. Vi risulterà facile raggiungere Krong Koh Kong da Phnom Penh o da Sihanoukville, ma se come me vi trovate a Battambang non troverete nessun collegamento diretto a causa delle cattive condizioni delle strade. Dovrete per forza fare ritorno a Phnom Penh e poi da lì prendere un secondo bus. Se volete risparmiare tempo, potete fare la tratta Battambang-Phnom Penh con uno sleeping bus.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Scegliete un’agenzia affidabile, con comprovata esperienza nel settore dell’ecoturismo e fate un’escursione di uno o più giorni nel corridoio ecologico di Koh Kong che si estende su entrambi i lati della NH48 fino al Golfo di Kompong Som e ospita meravigliosi siti naturali tra cui la parte meridionale dei Monti Cardamomi, ricchissimi di un’incredibile biodiversità. I Cardamomi si estendono per oltre 20 mila kmq nel sud-ovest della Cambogia. Le cime più alte raggiungono i 1.800 metri e le sue vallate ospitano una sessantina di specie di animali a rischio estinzione.
Dalle vette al mare, sono interamente ricoperti da quella che per dimensioni è la seconda foresta fluviale più grande del sud est asiatico. Sarà faticoso ma un trekking qui vi lascerà senza fiato. Vi ristorerà un tuffo ai piedi di una fresca cascata.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Mentre tornate in città fermatevi a visitare qualche villaggio di pescatori sulla costa.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Merita una gita anche l’isola di Krong Koh Kong, la più grande della Cambogia circondata da un mare cristallino e ricca di spiagge bianche, alcune tristemente inquinate da rifiuti prodotti da un turismo irresponsabile e miope. Ancora una volta fate del vostro meglio per essere pellegrini e non meri turisti.

Foto di Emiliano Allocco (link a Flickr)

Battambang, la città del bastone perduto: cosa vedere in un giorno

I suoi abitanti con fierezza asseriscono che la provincia di Battambang produca il riso più delicato, le noci di cocco più dolci, le arance più succose e i manghi più saporiti. Di certo l’area è una zona molto fertile e la provincia viene spesso soprannominata la ciotola di riso della Cambogia. Confina con la Thailandia e a est si affaccia sul lago Tonlé Sap.
Il capoluogo, l’omonima città di Battambang, è adagiata lungo il fiume Sangker che sgorga dai vicini Monti Cardamomi. Ha il fascino decadente delle ex città coloniali. In Cambogia c’è una storia per tutto e ce ne sono addirittura un paio che narrano la fondazione della città. Il nome di Battambang si crede derivi da bat, “perdere”, e dambang, “bastone”. Secondo una leggenda un antico re khmer lanciò il suo bastone dalla città di Angkor fino a Sangker, nell’area dell’odierna Battambang, dove si sarebbe perso. Secondo un’altra versione, la fondazione della città risalirebbe a un contadino che un giorno, mentre pascolava il suo gregge di vacche, trovò un bastone e si accorse ben presto che aveva poteri magici che usò per spodestare il re e impadronirsi del trono. Il principe ereditario riuscì a fuggire nella giungla e si unì ad un gruppo di monaci. Un indovino predisse al nuovo re che il suo regno sarebbe durato 7 anni, 7 mesi e 7 giorni e che un saggio a dorso di un cavallo bianco, vestito con abiti regali arancioni, lo avrebbe scacciato. Decise di mandare a tutti i saggi del paese un invito per recarsi a corte. Con l’inganno li avrebbe poi fatti uccidere. Anche il principe ereditario si mise in cammino. Lungo la strada incontrò un viandante che gli offrì il proprio destriero bianco e una veste arancione in modo che potesse presentarsi degnamente al sovrano. Appena giunto a corte il re lo riconobbe e scagliò il suo bastone contro il giovane, ma lo mancò e finì lungo le rive del Sangker. Il re si diede alla fuga e il principe riconquistò il governo della città. Quale versione vi piace di più?
Quando entrerete a Battambang vedrete nella rotonda principale una statua che rievoca la fondazione mitica della città.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Cosa fare a Battambang se avete un solo giorno a disposizione?
Andate sul sito www.ka-tours.org e scaricate gratuitamente l’itinerario delle passeggiate nella zona storica della città. L’organizzazione KA Architecture Tours in collaborazione con le autorità cittadine di Battambang ha creato questi itinerari dedicati sia al periodo francese sia all’architettura degli anni ’60. Questo vi impiegherà mezza giornata all’incirca.
Da non perdere la Residenza del Governatore, un bell’edificio a due piani con persiane in legno. Fu progettato da un italiano per volere dell’ultimo Governatore thailandese di Battambang che abbandonò la città nel 1907.
Affittate poi una bici e recatevi appena fuori città a visitare il Wat Ek Phnom, un bel tempio con pregevoli bassorilievi. Godetevi il paesaggio lungo la via e la vista di risaie, villaggi e vita rurale.
Battambang è la base ideale se siete interessati a vedere il treno di bambù, una struttura in bambù lunga 3 metri e appoggiata su due carrelli. Il veicolo era usato come mezzo di trasporto (poteva portare fino a 3 tonnellate di riso) e raggiungeva una velocità di 15km/h. Era un sistema di trasporto a binario unico. Quando due vagoni si incontravano quello con il carico minore veniva rapidamente smontato e spostato accanto al binario per far passare l’altro. Il treno di bambù è ormai obsoleto ma resiste come attrazione turistica. La struttura originaria è stata eliminata. Un binario di qualche centinaia di metri è stato ricostruito ad uso esclusivo dei turisti. Noi abbiamo scelto di non visitarlo e di recarci invece all’ospedale che costruì Emergency (https://www.emergency.it/) a Battambang e che dal 2012 è passato in gestione alle autorità locali.
La Cambogia è stata duramente segnata dalla guerra. Si stima che nel paese siano ancora disseminate tra i 4 e i 6 milioni di mine antiuomo e che serviranno 200 anni per bonificare le campagne. Tutto è reso più complicato dalle forti piogge e dagli smottamenti del terreno. L’uso delle mine iniziò con gli americani che tentarono in questo modo di interrompere il sentiero di Ho Chi Minh. Una fascia di terra lunga 700 km al confine con la Thailandia è stata minata dall’esercito vietnamita. Dopo il ritiro dei vietnamiti, altre mine ancora vennero disseminate un po’ ovunque dal governo e dai khmer rossi. La guerra continua quindi a mietere ancora vittime innocenti in una nazione ora in pace. Nel paese vivono 40.000 mutilati. Li vedrete nelle campagne e agli angoli delle strade. Ogni mese in media 15 cambogiani perdono la vita o un arto saltando su una mina. Dal 1998 al 2012 Emergency ha edificato e gestito un Centro chirurgico a Battambang intitolato ad Ilaria Alpi, cinque posti di primo soccorso nel distretto di Samlot e due cliniche mobili per prestare assistenza alle vittime delle mine e per la cura di malattie quali la malaria, la tubercolosi e il tifo. Emergency ha curato 383.762 persone (dati al 30 giugno 2011). In un paese rimasto senza medici e infermieri, sterminati perché distanti dal folle ideale rurale della rivoluzione di Pol Pot, Emergency ha giocato un ruolo cruciale in una delle aree più martoriate dalle mine. Da sostenitrice di Emergency è stato un onore poter vedere un’ospedale dell’associazione. Grazie!
Nel 1997 oltre 100 paesi, tra i quali la Cambogia e l’Italia, hanno sottoscritto il Trattato di Ottawa che vieta la produzione, il deposito, la vendita e l’uso delle mine antiuomo. I principali tre paesi produttori di mine, Cina, Russia, Stati Uniti, non hanno siglato l’accordo.