La signora delle Giare, fascino e mistero di un luogo incantato

Phonsavan è la meta ideale dove fare base se si è intenzionati a visitare la vicina Piana delle Giare. La cittadina di per sé non ha grandi attrattive. Si estende su un’area piuttosto vasta e conta due viali principali che corrono paralleli. Nella breve via centrale, si concentrano alcune guesthouse e qualche locale. Alloggiate qua e organizzate con cura la vostra escursione.
Misteriose, antiche ed enormi, le giare sono sopravvissute al tempo, ai bombardamenti della guerra del Vietnam e all’incuria dell’uomo. Alcune, le più piccole, sono state trafugate da collezionisti senza scrupoli ormai molto tempo fa, altre in passato venivano usate dalla popolazione locale come materiale per l’edilizia. Ciononostante ne sono sopravvissute circa 2.500 di grandi dimensioni che, insieme a frammenti e coperchi, giacciono sparse in un’area collinare di centinaia di chilometri quadrati nell’altopiano Xieng Khouangintorno a Phonsavan.
I siti di maggiore interesse sono l’uno, il due e il tre. 175 ordigni inesplosi, eredità della guerra segreta, sono stati rinvenuti e distrutti in queste tre aree. Questa non è una zona dove si può improvvisare un turismo fai da te. Solo 7 siti archeologici sui 90 totali sono stati bonificati. Se decidete di visitare altre aree, accertatevi prima che il terreno sia stato sminato. In ogni caso, non uscite mai dai percorsi segnalati.
La storia delle giare si lega a doppio filo a quella di una donna, l’archeologa francese Madeleine Colani (Strasburgo 1866 – Hanoi 1943).
Le giare furono avvistate per la prima volta da una guardia di confine francese nel 1909. Gli scavi iniziarono nel 1931 sotto la supervisione della Colani che scrisse un dettagliato resoconto del suo lavoro e delle sue scoperte in The Megaliths of Upper Laos nel 1935.
Prima di allora, molte e fantasiose erano le supposizioni che circolavano sull’origine e sull’utilizzo di queste grandi giare in pietra arenaria, alcune alte fino a 3 metri. Secondo la leggenda popolare, sarebbero i resti di un’antica società di giganti. Altri supponevano che fossero contenitori dove venivano conservati cibi e bevande.
Madeleine Colani fu la prima a ipotizzare che le giare risalgano all’Età del Ferro nel sud-est asiatico (dal 500 a.C. al 200 d.C.) e che fossero urne cinerarie. Questa prima supposizione sembra confermata da studi e scavi successivi che portarono al ritrovamento di resti umani e camere funerarie sotterranee.
Al centro della piana, nel sito 1, è presente una grotta naturale che sarebbe stata usata come forno crematorio, grazie a tre fori sulla cima che aspiravano l’aria e fungevano da camino. In questo sito sono presenti 300 giare, tutte piuttosto vicine tra loro. La più grande misura 2,5 metri di altezza per un peso di 6 tonnellate e si narra fosse la coppa della vittoria del leggendario re Kuhn JuanNe noterete una  con un coperchio. Un tempo tutte le giare erano chiuse. La maggior parte dei coperchi però non è sopravvissuta al tempo e all’opera dell’uomo.
Il sito 2 si estende sui versanti opposti di due colline, separate da una gola non molto profonda dalla quale si accede all’area. Qui vedrete un albero che ha saputo crescere all’interno di una giara. Ammirate il paesaggio brullo attorno a voi e le ampie distese di riso.
Il sito 3 si trova nei pressi del villaggio Ban Lat Khai, adagiato tra bucolici scorci e immerso in un assoluto silenzio. Ovunque andrete noterete profondi crateri, segni inequivocabili dei bombardamenti americani risalenti alla guerra del Vietnam.
Quest’area del paese, sebbene sia di enorme interesse e bellezza, è poco visitata, sia a causa dei residuati bellici, sia per la scomodità di arrivare fino a qua in bus. Vi potrà facilmente capitare di essere gli unici visitatori delle giare.

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Se vi avanza del tempo prima di far ritorno a Phonsavan, deviate per Muang Khoun, la vecchia capitale Xieng Khouang, devastata nel XIX secolo dagli invasori cinesi e vietnamiti e poi bombardata a tappeto durante la seconda guerra dell’Indocina. Non mancate di visitare i resti delle due stupe, il That Foun eretto nel 1576 e il That Chom Phet del XVI secolo. Del Wat Phia Wat, costruito nel 1582, non restano che la piattaforma e alcune colonne che fanno da cornice a una statua del Buddha annnerita dal tempo.

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In questa terra povera e rurale, dopo oltre 40 anni dalla fine della guerra del Vietnam si continua a morire a causa delle bombe inesplose. Il Laos vanta il triste primato di essere il paese più bombardato al mondo. Dal 1964 al 1973 sono state sganciate oltre 2 milioni di tonnellate di bombe sul suolo laotiano. Per 9 anni, ininterrottamente, si stima che vi sia stato un bombardamento ogni 8 minuti. Le cluster bombs, le famigerate bombe a grappolo, contenevano al loro interno 670 bombies, bombe grandi come un’arancia pronte a detonare una volta a terra. Tuttavia il 30% di questi ordigni mancò di esplodere, lasciando in eredità ai sopravvissuti oltre 80 milioni di ordigni inesplosi disseminati in tutto il paese. E così, ancora oggi, in tempo di pace si continua a morire a causa di una guerra lontana. Il 40% delle vittime sono bambini. La provincia di Xieng Khouang fu una delle zone più martoriate della nazione. A Phonsavan noterete ovunque vecchi ordigni di guerra esposti nelle vie e nei locali. Non mancate di visitare gli uffici di MAG (Mines Advisory Group) e QLA (Quality of Life Association), entrambi sorgono nella via principale. Il MAG si impegna a rimuovere in modo sicuro gli ordigni inesplosi, ormai dal 1994. Con una donazione di 12$ consentirete la bonifica di una superficie di 10 mq. QLA si occupa di fornire assistenza psicologica, medica e materiale alle vittime delle mine.

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Foto di Emiliano Allocco (Visita la pagina Flickr di Emiliano)

Luang Prabang, il fascino intramontabile dell’antica capitale laotiana

Tutti si accorsero, già dal primo vagito, che Fa Ngum non era un bambino come tutti gli altri. Secondo la leggenda, nacque con trentatré denti e questo venne interpretato come un segno inequivocabile di cattivo auspicio. Il padre, disperato, interrogò tutti i migliori indovini del tempo, senza fortuna alcuna. Il verdetto fu implacabile. Il bambino venne bandito dal regno, fu adagiato in una cesta di vimini e abbandonato sulle acque del Mekong.
Miracolosamente il cesto giunse ad Angkor, l’antica capitale dell’impero Khmer. Il re di Angkor, appena vide il bambino, realizzò che non si trattava di un neonato qualsiasi. Decise di adottarlo e di crescerlo come suo figlio. Fa Ngum ricevette la migliore educazione del tempo e, una volta adulto, si maritò con una principessa Khmer, Keko Kant Ya. I due erano molto innamorati e felici, ma più il tempo passava più Fa Ngum avvertiva nostalgia di casa. All’età di 37 anni, insieme alla moglie, decise di intraprendere il viaggio che lo avrebbe riportato alle sue origini, a Luang Prabang. La coppia portò con sé un dono: una piccola statua d’oro del Buddha, realizzata in Sri Lanka oltre mille anni prima. La statua divenne il simbolo di Luang Prabang e il buddhismo la religione ufficiale di Lan Xang, il regno fondato da Fa Ngum sul quale governò 25 anni, fino alla morte della moglie quando, distrutto dal dolore, si ritirò a vita privata. La statua è visibile ancora oggi, fa bella mostra di sé al Palazzo reale cittadino.
Luang Prabang, l’antica capitale laotiana fondata da Fa Ngum, vi conquisterà. Questa città, adagiata alla confluenza tra i fiumi Mekong e Nam Khan, impreziosita da 33 wat (templi), riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità nel 1995, abbellita da edifici coloniali e colorata dalle tuniche zafferano dei monaci, vivace ma incredibilmente placida, vi affascinerà come poche altre città. E voi lasciatevi ammaliare.
Cominciate la vostra esplorazione dal mercato del mattino, un colorato susseguirsi di bancarelle, a pochi passi dal Palazzo reale, dove troverete gli avocadi più gustosi e i manghi più dolci. Giunti qua, recatevi a palazzo e ammirate la statua in lega d’oro del Buddha, alta 83 cm, che Fa Ngum portò in dono dalla vicina Cambogia.

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Proprio di fronte all’edificio, dall’altra parte della centralissima Th Sisavangvong, noterete una collina. Che ci fa lì? Ogni stranezza d’Oriente può vantare un racconto di origine popolare che cerca di darne una spiegazione, a volte sensata, spesso magica, sempre divertente.
L’origine della collina Phu Si, che con i suoi 100 metri di altezza domina il profilo del centro cittadino, sarebbe da imputare alla regina Sida che, colta da un’improvvisa quanto insaziabile voglia di funghi, convocò Hanuman, il re delle scimmie. Sida lo incaricò di recarsi in Sri Lanka e tornare da lei con un cesto di quei particolari funghi che erano soliti crescere solo sui monti di questo lontano paese. Hanuman tornò con una sporta ricolma di funghi, ma Sida lo rimandò indietro. Non erano quelli giusti. Dopo altri viaggi andati a vuoto, Hanuman implorò Sida affinché gli comunicasse almeno il nome dei funghi che tanto desiderava, per facilitargli la ricerca. La regina rifiutò. L’ortaggio era chiamato het sa noon che significa orecchio di scimmia e Sida era timorosa che Hanuman potesse offendersi. Esasperato, Hanuman si recò nuovamente in Sri Lanka, ma questa volta ebbe un’idea. Tagliò la cima di un monte e, una volta tornato a Luang Prabang, la adagiò proprio di fronte al palazzo reale e riferì alla sovrana che i funghi, che tanto desiderava, erano finalmente arrivati.
Armatevi di buona volontà e salite i 329 gradini che vi condurranno alla cima di Phu Si fino al That Chomsi, uno stupa dorato alto 24 metri. La vista della città da qua su è molto suggestiva. Incontrerete diversi templi salendo, il Wat Pa Huak, il Wat Thammothayalan, il Wat Siphoutthabat Thippharam e l’impronta del piede del Buddha impressa in una roccia. Se questa è davvero l’impronta lasciata dal Buddha, doveva essere un gigante!
Il Phu Si ospita un’area residenziale e il TAEC, un’interessante museo dove potrete approfondire la conoscenza delle culture tribali del Laos settentrionale. Annesso vi è uno shop di artigianato locale.

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Una volta ritornati in Th Sisavangvong, dove alla sera si tiene un bel mercato notturno di artigianato, visitate la zona di Xieng Mouane, un delizioso quartiere a due passi dal palazzo reale, immerso nel verde e abbellito da diversi wat, dove potrete scorgere ancora alcune tipiche abitazioni in legno, poggiate su tronchi di albero.

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Tra i molti wat presenti in città, merita una menzione speciale il Wat Xieng Thong che si erge nella penisola settentrionale. Questo antico monastero è costruito intorno a un sim (sala delle ordinazioni) del 1560. I bei tetti spioventi dell’edificio principale sembrano sfiorare il terreno e la parete esterna dell’edificio è impreziosita da un raffinato mosaico che raffigura l’albero della vita. Tutto intorno, si stagliano diverse stupe e tre piccole cappelle, hor. Poco oltre, all’altezza della confluenza tra il Mekong e il Nam Khan potrete attraversare un ponte di bambù, percorribile solo durante la stagione secca. Vi condurrà sulla riva opposta del Nam Khan, su una piccola spiaggia dove potrete godervi il tramonto sulla città.

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Molti turisti che si trovano a passare per Luang Prabang sono soliti prendere parte al Tak Bat, la questua mattutina dei monaci buddhisti. Questo rito antico si svolge immutato da secoli. Prima dell’alba, i monaci, avvolti nelle loro tuniche arancioni, escono dai templi e, nel corso di una lunga processione per le vie della città, raccolgono in urne tondeggianti il cibo offerto dai fedeli in attesa, seduti su bassi sgabelli o inginocchiati. Per lo più viene offerto del riso glutinoso, in alternativa vengono donati frutti o piccoli dolci che i monaci consumeranno nel corso della giornata in due pasti, la prima colazione e il pranzo. Dopo mezzogiorno, devono osservare un rigido digiuno fino al giorno successivo.
I turisti si riversano nella via principale, Th Sisavangvong e concorrono a rendere molto meno poetico questo rito. A tratti sembra un mercimonio. Repetita iuvant. Alcune semplici regole di buona educazione, affisse come promemoria all’ingresso di ogni tempio in città:

  • Partecipate attivamente al Tak Bat solo se questo ha un significato per voi. Non è folklore, rimane un importante rito religioso. Acquistate il riso al mercato mattutino e non dai venditori ambulanti lungo la via principale;
  • Se decidete di assistere, fatelo in silenzio e prendete posto sul marciapiede opposto a dove i fedeli attendono i monaci;
  • Scattate pure delle foto, ma non usate il flash, non ostruite la processione dei religiosi, non toccateli. Sembra ovvio, ma non chiedete a un monaco di farsi un selfie con voi;
  • Arrivate in Th Sisavangvong a piedi o in bicicletta. Se non potete fare a meno di recarvi sul posto in tuk tuk o scooter, parcheggiate una via più in là;
  • Non seguite la processione dei monaci a bordo di un tuk tuk. Nessuno dovrebbe essere in una posizione più alta rispetto ai religiosi;
  • Vestitevi in modo adeguato. Sono da evitare maglie scollate o senza maniche, minigonne e pantaloni sopra al ginocchio.

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Oltre alla città, ritagliatevi il giusto tempo per visitare anche i suoi meravigliosi dintorni. Ecco cosa fare nei pressi di Luang Prabang: Le grotte di Pak Ou, le cascate di Tam Kuang Si e un trekking nella giungla, a giro nei dintorni di Luang Prabang

Per scoprire un altro volto di Luang Prabang e dedicarvi a qualche attività meno turistica: Inseguendo un filo rosso: l’altro volto di Luang Prabang

Foto di Emiliano Allocco (Link a Flickr)

Le grotte di Pak Ou, le cascate di Tam Kuang Si e un trekking nella giungla, a giro nei dintorni di Luang Prabang

Luang Prabang, l’antica e affascinante capitale del Laos, merita di essere scoperta con la dovuta calma. Ma i suoi dintorni non sono di certo da meno, in quanto a bellezza. Esplorateli e non ne rimarrete delusi.
Iniziate il vostro giro dalle Grotte di Pak Ou che secondo la leggenda furono formate da un drago. Molto tempo orsono, si narra che un enorme drago abitasse qui e che fosse solito terrorizzare gli abitanti della zona. L’esercito cittadino si era dimostrato impotente ed era stato facilmente sconfitto dall’animale. Solo un valoroso principe, giunto da lontano, riuscì a sconfiggere il drago in un combattimento senza esclusione di colpi. Durante lo scontro, la coda della fiera ormai morente andò a sbattere violetemente contro le rocce calcaree che sorgono lungo il Mekong, originando quelle che ora sono note ai più come le Grotte di Pak Ou.
Le grotte possono essere raggiunte via terra, ma concedetevi un viaggio lento e incantevole in barca navigando le acque del Mekong. Le imbarcazioni che partono da Luang Prabang impiegano circa due ore a giungere a Pak Ou e solitamente fanno una sosta al villaggio Lao Lao di Ban Xang Hay, celebre per la produzione di un buon whiskey ottenuto dalla fermentazione e distillazione del riso, bianco e nero. La visita al villaggio prevede una seduta di assaggi.
In prossimità della confluenza tra il Mekong e il Nam Ou, presso Ban Pak Ousi trovano due grotte che si aprono nella parete rocciosa delle formazioni calcaree che costeggiano i fiumi. Entrambe ospitano al loro interno varie statue del Buddha. La grotta inferiore si staglia a strapiombo sul fiume. La grotta superiore si raggiunge salendo una ripida scalinata ed è profonda 50 metri circa. Abbiate cura di portare con voi una buona torcia elettrica.

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Fate ritorno a Luang Prabang e spendete il pomeriggio alle cascate di Tam Kuang Si che sorgono a 30 chilometri a sud-ovest della città. Ovviamente anche in questo caso è stata tramandata, fino ai giorni nostri, una leggenda che ne canta l’origine. Si narra che molto tempo addietro, un uomo si mise a scavare la terra dove ora si trovano le cascate. Dal suolo sgorgò, inaspettata, l’acqua che andò a formare il fiume Nam Si che a sua volta originò le cascate di Kuang Si. Il suono delle acque giunse lontano ed era così dolce e incantevole che richiamò qui molte persone dai villaggi vicini. Giunge in questa radura anche un cervo magico dal manto dorato che stabilì la sua dimora sotto un masso della cascata. Il cervo era visibile solo nelle notti di luna piena. Purtroppo un lieve terremoto, occorso nel 2001, fece crollare proprio il masso sotto il quale viveva il cervo, che si diede alla fuga. Non cercatelo, non abita più qua. Che peccato!
Kuang Si è una cascata a più livelli che cade da formazioni di rocce calcaree e origina una serie di piscine balneabili dalle acque turchesi, limpidissime. Vi sembrerà di aver trovato l’Eden.

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Lungo il sentiero che conduce alle cascate, vi imbatterete nel Kuang Si Rescue Centre, un centro gestito da  Free the Bears che si prende cura di una quarantina di orsi tibetani sottratti al bracconaggio. Questi animali sarebbero stati venduti alle fattorie della bile per soddisfare i precetti della medicina tradizionale cinese.

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Dopo questa lunga giornata, riposatevi e partite per un trekking il giorno dopo. Concedetevi una lunga camminata nei dintorni di Luang Prabang e visitate alcuni villaggi abitati da diversi gruppi etnici (Hmong, Lao, Khmu), addentratevi nella foresta e nella giungla. Sarà una giornata bellissima, immersi nel silenzio e nella natura selvaggia, brulla, ancora fieramente incontaminata. Non è mai da sottovalutare il potere rigenerativo di una giornata trascorsa così. È possibile scegliere trekking di un giorno o più giorni, con pernottamento presso i villaggi.
Non scrivo altro, lascio parlare le immagini.

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Anzi, aggiungo una piccola postilla a fondo pagina. Durante il vostro trekking, vi imbatterete spesso in ampie e vaste coltivazioni di alberi da gomma. Questa è la modernità che sta penetrando, lentamente ma non troppo, nel paese portando con sé l’economia di mercato. La gomma è destinata interamente all’esportazione e viene venduta alla Cina.
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Foto di Emiliano Allocco (Link a Flickr)

Inseguendo un filo rosso: l’altro volto di Luang Prabang

A volte bisogna fermarsi e lasciare che le cose accadano, concedere il giusto tempo alle circostanze e ai luoghi di sorprenderci. Capita in un viaggio di essere presi dalla foga di dover visitare tutto e vedere quanto più è possibile. In fondo un viaggio lo si aspetta a lungo, lo si sogna prima e pare imperdonabile lasciarsi sfuggire l’occasione di essere qui ed ora, in un luogo che forse non si visiterà una seconda volta. Ma non esiste guida turistica o consiglio di altri viaggiatori in grado di competere con la meraviglia di un incontro fortuito, con una chiacchierata inattesa o ancora con la scoperta di un qualcosa completamente inaspettato.
E allora è buona abitudine uscire per una passeggiata senza meta quando si arriva in una nuova città, fermarsi ad osservare la vita che scorre e l’umanità che si affanna dietro alla routine della quotidianità, andare al mercato, inseguire un filo rosso per scoprire ancora che la vita è proprio qui, tra le piccole cose di tutti i giorni.
Ed inseguendo un filo rosso, una mattina prima che albeggiasse, abbiamo scoperto che a Luang Prabang in Th Khounswa esiste un minuscolo teatro con appena 30 posti a sedere, dove ogni sera alle ore 18.30 si tiene un incantevole spettacolo di un’ora circa. Un cantastorie narra, in un inglese coinvolgente e facile da capire anche per chi non è madrelingua, le leggende e le storie di origine popolare del Laos e di Luang Prabang, in particolare. I racconti folcloristici sono accompagnati dalle note struggenti di un khene (la lira laotiana), suonata da un uomo anziano vestito con abiti tribali. È il Garavek Storytelling. In lingua locale, garavek significa uccello magico. Fate volare la vostra fantasia sulle ali del garavek e lasciatevi trasportare in un mondo magico e antico. Non ne rimarrete delusi! Sarà bello passare una serata a teatro in Oriente. Scoprirete, ad esempio, che l’origine del monte Phu Si è da imputare a un capriccio della regina Sida e a una voglia di funghi, difficile da soddisfare. Dopo aver assistito a questo spettacolo osserverete Luang Prabang e i dintorni della città con altri occhi.
Uscendo da teatro, è possibile acquistare un opuscolo che raccoglie le dieci più celebri storie popolari su Luang Prabang. Per saperne di più: www.garavek.com

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E il filo rosso della casualità ci ha portato a passare in Th Phayaluangmeungchan intorno alle ore 17. Un uomo, sull’uscio di una casa, ci ha fatto segno di entrare. Ed è così che abbiamo scoperto Big Brother Mouse e conversato un paio d’ore in inglese con un gruppo di ragazzi laotiani. La storia di Big Brother Mouse iniziò negli anni ’80  e ha tre protagonisti principali: Khama, un giovane e brillante novizio; Sasha, un americano che si recò in Laos dopo aver venduto la casa editrice per la quale aveva lavorato negli ultimi 15 anni e Siphone, un talentuoso studente del Teacher Training College.
I tre aprirono un piccolo ufficio a Luang Prabang e fondarono una casa editrice: prima di allora i laotiani non leggevano. Non esistevano libri di intrattenimento o romanzi scritti in lingua locale. Strano, vero? Khama, Sasha e Siphone acquistarono tre pc, codificarono un primo font in laotiano, inventarono storie per bambini che fecero poi illustrare. Nacquero così i primi libri in laotiano per ragazzi. Da allora, molte pubblicazioni sono seguite e l’associazione si è ingrandita. Alla fine del 2006, la Big Brother Mouse poteva vantare 15 libri al suo attivo. Il passo successivo? Portare i volumi ai bambini nelle scuole e nelle campagne. L’associazione si diede da fare e organizzò un primo book party che fortunatamente ebbe successo! Ad oggi i book party organizzati sono più di 4,400. L’associazione continua a ideare, stampare e distribuire gratuitamente nuovi libri a bambini e ragazzi. Nel 2016 è stata inaugurata Big Sister Mouse, una scuola nelle campagne a un quarto d’ora circa da Luang Prabang. Qui i bambini dei villaggi imparano a leggere, a scrivere, a far di conto, ad usare un computer, a parlare in pubblico, apprendono le tecniche del problem solving, la storia e le tradizioni del loro paese. Se volete, potete trascorrere una giornata intera facendo volontariato in questa struttura.
Nella sede di Luang Prabang, dalle 9 alle 11 di mattina e dalle 17 alle 19 del pomeriggio, si tengono conversazioni in inglese. Giovani laotiani vengono qua per conversare in inglese con i turisti di passaggio in città e migliorare la conoscenza della lingua. Se siete a Luang Prabang, per favore aiutate questi ragazzi. Siete i benvenuti anche se l’inglese non è la vostra prima lingua e se parlate con un forte accento. Sarà una bellissima esperienza anche per voi. Nel mio gruppo c’erano tre giovani novizi e quattro studenti delle scuole superiori. I ragazzi sono curiosi di scoprire qualcosa in più sul vostro Paese, stile di vita e abitudini. A vostra volta, potrete approfondire usi e costumi in Laos e ampliare la vostra conoscenza del buddhismo. Se avete intenzione di finanziare Big Brother Mouse, potete acquistare presso il loro shop qualche libro da distribuire ai bambini che abitano nei villaggi o da portare a casa come souvenir.
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Lungo Th Sisavangvong, l’elegante via centrale che ospita un animato mercato notturno, sorge la Biblioteca di Luang Prabang. Qui potrete acquistare alcuni libri in Lao da donare ai bambini che abitano nei villaggi più remoti e faticano ad accedere a un’istruzione di livello. Un libro costa 2$. Vi verrà chiesto di deporre i libri che acquistate in una grande sacca, immediatamente dietro l’ingresso. Quando la sacca sarà riempita (servono 100 libri), una biblioteca galleggiante solcherà le acque del Mekong alla volta dei villaggi remoti che sorgono nelle zone rurali del paese. La biblioteca accetta anche vestiti usati e libri in inglese o altre lingue. Per saperne di più: http://www.communitylearninginternational.org

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Concludete la vostra giornata da turisti alternativi con una buona cena da Khaiphaen in Sisavang Vatana Road. Questo ristorante impiega giovani ragazzi emarginati, che vivevano in condizioni disagiate. A questi ragazzi viene data la possibilità di una riabilitazione sociale e la chance di imparare un mestiere.
Per saperne di più: http://tree-alliance.org/our-restaurants/khaiphaen.php?mm=or&sm=kp
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Immersi nella natura: a giro tra i meravigliosi paesaggi carsici di Vang Vieng

Abbiamo lasciato la calma Vientiane e ci siamo diretti verso Vang Vieng. Durante il viaggio in bus, non riuscirete a fare a meno di ammirare i paesaggi naturali ancora incontaminati che faranno capolino dal finestrino, Vi perderete ad osservare un bambino che corre dietro a una vacca che passeggia libera per strada o assisterete con interesse a una contrattazione alle bancarelle che affollano le strade. Quanta vita che scorrerà dinnanzi ai vostri occhi.
All’improvviso un paesaggio rurale raffinato e antico catturerà la vostra attenzione. Avvolta da risaie a perdita d’occhio, bagnata dal Nam Song e circondata da pittoresche rocce calcaree, ecco palesarsi a voi Vang Vieng. La città di per sé è senza fascino alcuno: il miraggio di un facile turismo di massa non ha lasciato spazio a uno sviluppo urbano ragionevole e sostenibile. La corsa a costruire l’albergo più alto che garantisca ai turisti la miglior veduta del tramonto sul Nam Song ha fatto danni forse irreparabili. Ma non perdetevi d’animo. Al di là del fiume si apre per voi un meraviglioso spettacolo della natura. Vang Vieng è un vero e proprio paradiso in terra per gli amanti dello sport. Qui potrete dedicarvi al kayaking o al tubing sul Nam Song, fare lunghi trekking tra le risaie, esplorare meravigliose grotte naturali, arrampicarvi sulle pareti di roccia calcarea, attraversare un ponte tibetano o lanciarvi appesi a una zip-line, osservare il paesaggio dall’alto a bordo di una mongolfiera o ancora fare lunghe escursioni in mountain bike.

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Oppure non fate assolutamente nulla! Semplicemente lasciatevi rapire dalla bellezza della natura e ritrovate la pace dell’anima. Non male come programma alternativo. Qualunque attività sceglierete di intraprendere, fatelo con il dovuto rispetto verso il luogo, i suoi abitanti e voi stessi. Fino a non molto tempo fa, Vang Vieng era una delle celebri capitali del divertimento sfrenato nel sud-est asiatico. Qui accorrevano giovani da tutto il mondo e fu un fiorire di rave bars lungo il Nam Song, festini sempre più spinti e droghe sempre più pesanti. Nel 2011, 25 giovani persero la vita a seguito di infarto, annegamento o per incidenti vari causati da zip-line costruite senza tenere conto di basici parametri di sicurezza. Nel 2012 il governo laotiano impose la chiusura dei rave bars e una seria operazione d bonifica venne portata a termine. Lentamente Vang Vieng  sta tornando a fiorire come paradiso naturale.

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Cos’è il tubing? Questo “sport” prevede di lanciarsi sui corsi d’acqua comodamente sprofondati in una camera d’aria di un pneumatico di un trattore. Stranezze d’Oriente! Attenzione alle correnti del fiume.
Le grotte (tàm) nei dintorni di Vang Vieng sono spettacolari, ma possono essere pericolose perché molto buie, profonde e scivolose. È estremamente facile perdere l’orientamento una volta dentro. Visitatele accompagnati da una guida locale e muniti di una torcia. Meglio averne una seconda di scorta o batterie di riserva. Non mancate di visitare le grotte più celebri della zona per bellezza:
– Tham Nam: si estende per 500 metri e dal suo ingresso inferiore sgorga un corso d’acqua che più a valle affluirà nel Nam Song;
– Tham Jang: 
questa grotta all’inizio del XIX secolo venne usata dai locali come rifugio contro i predoni cinesi giunti dallo Yunnan;
– Tham Hoi: una grande statua del Buddha sorveglia l’accesso a questa caverna che si narra si estenda per oltre 3 chilometri e ospiti un lago sotterraneo nelle sue profondità;
– Tham Loup: priva di segni di attività umane, è il luogo ideale dove ammirare alcune stalattiti di pregio;
Tham Phu Kham: questa grotta, sacra per i laotiani, deve la sua notorietà alla sua splendida laguna (la Blue Lagoon) le cui acque verde-blu sono un invito irresistibile a tuffarsi.

Foto di Emiliano Allocco (vedi le foto di Emiliano su Flickr)

 

 

 

 

Vientiane in due giorni

Tiziano Terzani, celebre giornalista italiano e profondo conoscitore dell’Asia, scrisse che il Laos non è un luogo, bensì uno stato d’animo.
Questo lembo di terra sembra resistere al fascino della modernità e ai suoi ritmi caotici e persevera nel suo antico, distaccato ritmo di vita fatto di piccole malizie, alcune furberie e assenza di stress. Si avverte una piacevole, imperturbabile calma generale.
La capitale laotiana, Vientiane, conta poco più di 200 mila abitanti. È adagiata su un’ansa del Mekong, al centro di un’ampia piana coltivata a riso, vicino al confine con la Thailandia. Vi sorprenderà, è incredibilmente silenziosa. Dove sono finiti i clacson suonati senza tregua, per ogni futile pretesto? Dove sono i motorini che sfrecciano nel resto dell’Asia?
I sonnolenti taxististi e i conducenti di tuk tuk non vi assilleranno, nessuno vi rincorrerà per vendervi souvenirs, non sentirete grida di venditori di cibo da strada che vogliono attrarvi alle loro bancarelle. Che novità è mai questa? Sono davvero in Asia?

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Il centro storico di Vientiane è piccolo e pedonale. Vi affascinerà con i suoi templi scintillanti, con i suoi viali alberati abbelliti da frangipani e alberi di tamarindo, vi perderete dietro all’incedere eleganti dei monaci intenti nella questa di prima mattina. Affittate un bicicletta (1,5 $ al giorno) e iniziate la vostra esplorazione.
GIORNO 1
Recatevi presso i locali della Croce Rossa (9-17 dal lunedì al venerdì) e donate il sangue. Il Laos fatica a raccogliere il 50% del suo fabbisogno annuale di sangue e ogni donazione è assolutamente benvenuta. Lo staff della Croce Rossa si prenderà cura di voi, amorevolmente. Al termine della donazione riceverete in omaggio una t-shirt e la tessera di donatore.
Rifocillatevi con un’abbondante colazione presso Le Banneton in Th Nokèokoummane, deliziosa ed eccellente panetteria francese con foto di Henri Cartier-Bresson e Robert Doisneau appese alle pareti. Gustate un autentico pan au chocolat mentre Èdith Piaf canta per voi in sottofondo.

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Svoltatate in Th Setthathirath, a senso unico, fino a raggiungere il Palazzo Presidenziale, un enorme castello in stile beaux-art costruito per il governatore francese. Di fronte, non mancate di visitare il Wat Si Saket, un tempio buddhista costruito all’inizio dell’Ottocento e giunto fino ai giorni nostri. Lungo il lato occidentale del chiostro, si possono vedere molte statue di Buddha distrutte durante l’invasione del Siam del 1828. Davanti al Wat Si Saket, ogni mattina all’alba, potrete assistere al Tak Bat, la questua dei monaci. Un rito antico con cui i fedeli donano ai monaci cibo e offerte per la giornata.

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Dall’altro lato della strada sorge il Haw Pha Kaeo, un bel museo di arte sacra.
Svoltate in Th Galliani. Immediatamente dopo l’ambasciata francese, troverete la Cattedrale del Sacro Cuore, edificio dedicato al culto cristiano eretto nel 1928 e sede del Vicariato Apostolico di Vientiane.

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Al fondo della via, cercate il Talat Khua Din, uno dei mercati alimentari più grandi della capitale. Non è facilmente individuabile: l’ingresso è piccolo, mal segnalato, sul lato opposto da dove arriverete. Non desistete, cercate attentamente. Seguite i passanti carichi di borse di verdure!

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Recuperate le vostre biciclette e dirigetevi nella vicina Th Lan Xang, un lungo e trafficato viale alberato, rinominato dagli abitanti di Vientiane gli Champs-Èlysée d’Oriente. Il paragone è francamente esagerato. Qui troverete il Talat Sao, o quel che ne resta. Questo era il più grande mercato di tessuti della città, ora relegato ai bordi di un grande e moderno centro commerciale.
Al fondo di Th Lan Xang, si erge il Patuxai, un insolito monumento alla Vittoria ispirato all’Arc de Triomphe parigino e costruito nel 1969 con il cemento donato al paese dagli Stati Uniti per la costruzione di un nuovo aeroporto.
Girate intorno al Patuxai e tornate indietro lungo Th Lan Xang. Svoltate in Th Bartholomie fino a raggiungere il That Dam, un’antica stupa che si narra fosse ricoperta d’oro, prima di essere saccheggiata dai siamesi nel 1828.

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Recatevi ora al Wat In Paeg, un bel tempio buddhista celebre per i suoi rilievi in stucco ad ornamento del sim (la sala delle ordinazioni). Parcheggiate qui le vostre biciclette e a piedi dirigetevi in Th Nokèokoummane per visitare tre templi: il Wat Ong Tue Mahawihan dove è ospitata una statua di Buddha in bronzo del XVI secolo alta 5,8 metri, il Wat Haysoke piccolo e poco frequentato tempio e il Wat Mixai, circondato da imponenti cancelli fiancheggiati da una coppia di nyak, guardiani giganti.
Giunti fino a qui sarete stanchi e, probabilmente, accaldati. Trovate un buon ristorante laotiano dove riprendere le forze e cenare lautamente.
Se avrete ancora qualche energia, concludete la serata al mercato notturno che si snoda lungo il Mekong. In caso contrario, fate ritorno al vostro hotel senza rimpianti. Tra queste bancarelle, non avreste trovato in vendita altro che chincaglierie inutili e di infimo valore. L’antico fascino dei mercati d’Asia dei tempi che furono non alberga qua.
GIORNO 2
Il mattino ha l’oro in bocca. Puntate la vostra sveglia prima dell’alba. Ne varrà la pena. Inforcate le biciclette in direzione Wat Si Saket e assistete al Tak Bat, la questua dei monaci. Aspettate la processione dei bonzi e prendete parte a questo rito antichissimo con cui i fedeli fanno dono ai religiosi di riso e cibo per la giornata.
Recatevi poi sul Mekong. Rimarrete sorpresi da quanta vita brulica qui già alle prime ore del giorno. Moltissimi laotiani si ritrovano sul lungo fiume per fare Tai Chi insieme, per correre, meditare o camminare a passo svelto. Godetevi lo spettacolo del sole che si specchia sul Mekong tingendolo dei colori dell’alba.

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Dopo un’abbondante colazione, raggiungete Pha That Luang, il grande reliquiario sacro. Questa enorme stupa dorata si erge a circa 4 chilometri a nord-est del centro di Vientiane, proseguendo dritti dopo aver oltrepassato il Patuxai. Il Pha That Luang è il monumento più importante del Laos, al tempo stesso simbolo della religione buddhista e della sovranità del paese. La leggenda narra che in questo luogo, nel III secolo a.C., alcuni missionari provenienti dall’India costruirono una stupa per conservare alcuni frammenti dello sterno del Buddha. Prendetevi il tempo che vi serve per visitare questo luogo con la giusta calma. Rilassatevi e godetevi la bellezza delle scene quotidiane alle quali vi capiterà di assistere. Perdetevi dietro a un gruppo di monaci in pellegrinaggio, osservate le venditrici di piccole gabbie in bambù. Noterete che ospitano dei passerotti. I fedeli buddhisti sono soliti praticare il fangsheng, un antico rito che consiste nel liberare animali tenuti in cattività come atto di pietas e misericordia, capace di generale buon karma.

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Riprendete le biciclette e dirigetevi al COPE Visitor Center in Th Khu Vieng, il principale produttore di arti artificiali, sostegni alla mobilità, protesi e sedie a rotelle. Il Visitor Center fa parte del Centro Nazionale di Riabilitazione e ospita eccellenti mostre su protesi e UXO (ordigni inesplosi). La visita è gratuita, ma un’offerta è bene accetta a sostegno di questo importante progetto. Per saperne di più: Un triste primato, il paese più bombardato della storia

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All’interno del complesso, sorge un bar-ristorante. Prima di avventurarvi verso nuove esplorazioni della città, concedetevi un buon pranzo e qualche istante di meritato riposo.
Con la dovuta calma, recuperate le biciclette e pedalate fino a raggiungere il Wat Si Muang, un bel tempio che ospita il làk méuang (il pilastro della città), dove secondo la tradizione albergherebbe lo spirito protettore di Vientiane.
Concludete la vostra giornata con una visita al T’Shop Lai Gallery nei pressi di Th In Paeng.
Tea
Soap
Herbals Herbs
Organic products
Painting on the Floor
Lavander
Artisans Lao
Insect repellent
Questa galleria ospita mostre temporanee di arte contemporanea locale e una boutique raffinata di prodotti naturali per la cura del corpo. Al vostro ingresso, vi verrà servita una tazza di tè fumante. Lasciatevi inebriare dal mélange di aromi di frangipani, magnolia, sandalo, cocco, citronella, spezie, miele, lavanda che si sprigiona da candele, oli, profumi e creme per il corpo.
Tutto ciò che è in vendita è realizzato con prodotti locali, ottenuti attraverso metodi sostenibili, per mezzo del lavoro di donne svantaggiate appartenenti alla cooperativa Les Artisans Lao.

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Una giornata all’insegna dell’attenzione verso il prossimo non può che concludersi con una cena vegana presso il Reunion Cafe, un minuscolo ristorante che serve piatti vegan locali, a conduzione femminile. Per saperne di più: Reunion Cafe Vientiane

Un triste primato, il paese più bombardato al mondo

Il Laos vanta un triste primato, quello di essere il paese più bombardato al mondo, con una media di dieci tonnellate di ordigni bellici sganciati per chilometro quadrato. Per rendere meglio l’idea, questo minuscolo paese conta, senza orgoglio alcuno,  500 chili di bombe pro capite.
Tra il 1964 e il 1973, gli Stati Uniti condussero qui una delle più pesanti operazioni di bombardamento della storia. La ragione, contenere l’infezione comunista e distruggere il corridoio di Ho Chi Minh, la via che dal nord del Vietnam, passando per il Laos, riforniva i ribelli attivi nel sud del Vietnam. Questa guerra segretasconosciuta ai tempi all’opinione pubblica e mai autorizzata dal Congresso americano, ufficialmente non esisteva. Il paese più bombardato al mondo non è mai stato in guerra. Non male.
Il primo bombardamento americano ebbe luogo il 9 giugno 1964. In 9 anni, vennero portati a termine 580mila bombardamenti, in media uno ogni 8 minuti. Più di 2 milioni di tonnellate di bombe vennero sganciate in Laos. Le aree più colpite furono quelle nei pressi di Luang Prabang Xiengkouang nel nord del paese e le zone centro-meridionali attraversate dal corridoio di Ho Chi Minh. Le cluster bombs (le bombe a grappolo) furono una tragedia nella tragedia. Ogni bomba conteneva 670 ordigni, ciascuno all’incirca delle dimensioni di un’arancia. In volo, la bomba-contenitore si apriva rilasciando centinaia di bombies che esplodevano al contatto con il suolo.

Tra il 10 e il 30% degli ordigni, però, non detonava una volta a terra. La conseguenza drammatica di questo difetto di funzionamento si misura in circa 80 milioni di bombe attive, disseminate sul suolo laotiano e pronte ad esplodere all’improvviso quando un contadino ara la terra, una donna cucina la cena per la famiglia (il calore è uno dei fattori di attivazione) o un bambino gioca all’aperto. In gergo, questo è classificato come un effetto collaterale di un conflitto. Ancora oggi, in tempo di pace, in Laos si continua a morire di guerra.
Un’importante opera di bonifica viene incessantemente portata avanti  nel paese. Ogni giorno, 3mila uomini e donne lavorano attivamente allo sminamento del Laos. Gli incidenti si sono ridotti da 302 nel 2008 a 42 nel 2015. Cionostante si stima che nel 2020 le vittime degli ordigni inesplosi saranno 15mila.
Il COPE (Cooperative Orthotic and Prosthetic Enterprise) opera dal 1997 affinché le persone con disabilità fisiche e amputazioni possano avere accesso a cure di qualità personalizzate, a servizi di riabilitazione, a un’adeguata assistenza psicologica e all’uso di protesi.

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Il COPE nacque per volontà del Ministero della Sanità laotiano e un gruppo di organizzazioni non governative (POWER, World Vision, Cambodian School of Prosthetics and Orthotics). Ad oggi, opera attraverso 5 centri di riabilitazione e alcune cliniche mobili, per raggiungere i villaggi più sperduti, fornendo assistenza a mille persone all’anno. Dal 2008, il COPE ha aperto un centro visitatori che ha registrato lo scorso anno 17mila passaggi. Se vi trovate a Vientiane, è una tappa imperdibile del vostro tour. Ci arriverete facilmente con una bella pedalata per la città o con una corsa in tuk tuk. Recatevi qua e scoprite qualcosa in più sulla guerra, la disabilità e le attività di COPE. L’ingresso è gratuito, ovviamente qualunque donazione è molto bene accetta. In alternativa potete acquistare qualche oggetto di artigianato locale allo store (Fun and good Karma included come recita un cartello all’ingresso).

Visitate il sito di COPE: COPE Laos
Foto di Emiliano Allocco (Link a Flickr)