Sull’amore e sulle ricorrenze

Oggi è San Valentino e fin qui siamo tutti d’accordo. Sul valore della ricorrenza, sulla necessità di festeggiare, su come celebrare, sui fiori i cioccolatini e le cene fuori, sulla commercializzazione di un sentimento non monetizzabile cominciano le divisioni e i disaccordi.
Sono sempre stata allergica a San Valentino e alle sue manfrine, ma il passare del tempo regala compostezza. Le certezze della gioventù e le verità assolute si fanno più fluide e meno nette. Invecchiando ho imparato ad apprezzare anche gli anniversari e le feste comandate, non tutte e non sempre sia chiaro, ma mi pare siano un pretesto per una riflessione non ordinaria. Offrono il fianco alla possibilità di uscire dal quotidiano.
Oggi si celebra l’amore, un sentimento con molte facce e tantissime sfaccettature. Se penso all’amore mi viene in mente mio marito, certo, ma non solo. L’amore ha le fattezze di mio padre. Lo riconosco chiaramente in alcuni gesti lontani che resteranno per sempre tra le pieghe della memoria. L’amore è mio padre che mi pettinava i capelli maldestramente da piccola, che mi preparava la torta a forma di luna ricoperta di panna e codette di zucchero per il mio compleanno. L’amore ha il volto rugoso di mia nonna che per farmi addormentare da bambina mi raccontava le storie della guerra, la fame e la povertà della sua infanzia mentre io con il dito percorrevo i solchi delle rughe sul suo volto. L’amore è avere un fratello che per sempre resterà un amico con una marcia in più, è una giornata alle terme con la mia migliore amica, è il gatto di casa che fa le fusa dopo un giorno lontani, è una chiacchera con mia madre, è responsabilità e partecipazione verso il prossimo.
Ieri sera, in omaggio alla festa, ho rispolverato dalla libreria Poesie d’amore e di vita di Pablo Neruda. Ho scelto cinque poesie, altrettante ne ha scelte Emiliano. Le abbiamo lette con la testa sul cuscino, in punta di voce, prima di addormentarci. Che meraviglia. Se non fosse stato San Valentino, probabilmente ieri sera sarebbe stata una serata qualunque. Tanto mi basta per essere riconoscente. Ecco le righe che abbiamo preferito:

Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino al cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.

E’ in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.

Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.

Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.

(Ph Emiliano Allocco)

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