Si viaggia per scacciare la paura, si ritorna per un abbraccio

Oggi è stato il nostro ultimo giorno qui ad Hanoi. Questa notte prenderemo il volo che ci riporterà a Parigi e da lì faremo ritorno in Italia.
Una giornata calda, ma interamente trascorsa sotto la pioggia. Avremmo voluto fare una gita fuori porta e visitare i dintorni di Hanoi, ma il budget scarseggia, la stanchezza inizia a farsi sentire e la pioggia non aiuta. Decidiamo allora di continuare l’esplorazione della capitale del nord. Visitiamo il tempio di Bach Ma che si crede sia il più antico della città, fatto erigere dall’imperatore Ly Thai To nell’XI secolo in onore del cavallo bianco che lo aveva guidato sino al luogo dove sarebbero poi sorte le mura della città.
Abbandoniamo il Quartiere Vecchio e raggiungiamo il Tempio della Letteratura, uno dei pochi esempi splendidamente conservati di architettura vietnamita. Fu costruito nel 1070 per volere dell’imperatore Ly Thanh Tong che lo dedicò a Confucio. L’edificio voleva essere un omaggio ai più illustri studiosi e letterati vietnamiti e nel 1076 divenne la sede della prima università del paese. Ai tempi venivano ammessi solo studenti provenienti dalle famiglie di alto lignaggio. Nel 1442 l’università venne aperta a tutti gli studenti meritevoli, indipendentemente dal rango. Qui si studiavano i principi del confucianesimo, la letteratura e la poesia. Nel 1484 l’imperatore Le Thanh Tong decise di far sistemare nel tempio le lapidi con i nomi, la data e il luogo di nascita e il risultato finale degli alunni più brillanti. Oggi il tempio ospita ancora 82 lapidi originali. E’ circondato da curatissimi giardini all’italiana. In una pagoda a nord fa bella mostra di sé un’imponente statua di Confucio in abiti rossi, circondato da quattro discepoli. Quanto ci sarebbe bisogno, oggi più che mai, di leader illuminati disposti ad investire sui giovani, sulla loro educazione e sulla cultura.
Decidiamo di concederci l’ultimo cà phê in uno dei locali tradizionali di Hanoi. Scegliamo il Cafe Pho Co. Per raggiungerlo si deve entrare in un negozio di sete in Pho Hang Gai, attraversare un cortile interno pieno di splendidi articoli di antiquariato e salire all’ultimo piano su una ripida scala a chiocciola. Da qui si gode di un’ampia vista sul lago Hoan Kiem.
E’ tempo di saluti e di bilanci. Sono riconoscente perché queste tre settimane a giro sono state un vero e proprio viaggio e non una mera vacanza. Abbiamo incontrato molte persone che ci hanno aiutato con gratuità, generosamente. Abbiamo imparato qualcosa di nuovo, abbiamo scoperto altri modi di organizzare lo spazio, il tempo, la vita, di pregare, amare e far comunità. Abbiamo ricercato l’altro, il diverso e lo abbiamo trovato. Si viaggia per scoprire e scoprendo si sconfigge la paura. La fratellanza e il senso di comunità si costruiscono anche così. Più si viaggia, più è evidente come i confini siano un’invenzione umana e come molto spesso diventino un limite. Viaggiare aiuta a capire che le necessità e i sentimenti che muovono l’uomo, tutti gli uomini, sono comuni. Semmai a variare sono i modi in cui questi bisogni vengono soddisfatti.
Qui seduta con il portatile sulle ginocchia, la mia mente fa capriole e corre veloce, pensa a tutto quello che verrà in questo nuovo anno. Non credo sarà un anno facile. Pazienza. Un passo alla volta, un problema alla volta, come soleva ripetere mia nonna. Per ora, grazie.
Adesso che mi è chiaro perché si viaggia, intravvedo anche le ragioni per cui si ritorna. “Divertiti oggi e domani saranno forti abbracci”, mi scrive mio padre in un sms. Si viaggia per conoscere e per scacciare la paura e si ritorna per un abbraccio, sognando già la prossima partenza. Chissà, magari alla volta della Cambogia.
(Ph Emiliano Allocco)

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Tạm biệt

4 pensieri su “Si viaggia per scacciare la paura, si ritorna per un abbraccio”

    1. Ciao Stefania, è stato un piacere per noi poter raccontare questo viaggio a parole e in fotografie. Adesso per sopravvivere alla quotidianità iniziamo a sognare le prossime mete. Un abbraccio virtuale a te! :-*

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