Ad Hanoi, di racconto in racconto, di tradizione in tradizione

Cosa sarebbe l’Asia senza le sue storie, senza i suoi racconti tramandati di generazione in generazione? Oggi, con gran gioia qui ad Hanoi, ne ho appresi due che non conoscevo.
Abbiamo fatto ritorno nella capitale del nord ieri in serata. Ieri mattina ci siamo trattenuti a Sapa il tempo necessario per visitare il suo coloratissimo mercato cittadino dove quotidianamente si riversano membri delle varie tribù di montagna per vendere oggetti di artigianato e coloratissimi abiti ricamati. Un mercato vivo, affollato, vario, con ricche bancarelle gastronomiche prese d’assalto per la prima colazione e il pranzo. Ho sempre amato i mercati d’Oriente, così colorati, dinamici, profumati. Fermarsi ad ammirare il via vai della gente, le contrattazioni che vanno per le lunghe, i riti quotidiani ha per me un sapore magico. Un piccolo mondo antico che resiste  caparbiamente alla modernità.
Fare ritorno a Hanoi dopo aver trascorso gli ultimi giorni tra gli spettacolari paesaggi naturali di Ha Long e Sapa è stato un piccolo shock. Girando per le sue vie, tardi alla sera alla ricerca di un ostello che ci ospitasse per un paio di notti, ho subito pensato che questa città piacerebbe a mio padre. Cosmopolita, moderna, piena di locali e giovani che bevono in compagnia.
Oggi, mio marito ed io, siamo andati alla ricerca della Hanoi antica. Il Quartiere Vecchio si snoda intorno al lago Ho Hoan Kiem ed è qui che ho appreso la prima storia. La leggenda narra che verso la metà del XV secolo l’imperatore Le Thai To dovesse difendere il suo popolo dall’invasione dei cinesi. Vedendolo in difficoltà, gli dèi gli inviarono una spada magica con la quale riuscì a cacciare il nemico. Al termine della guerra una gigantesca tartaruga d’oro emerse dal lago Ho Hoan Kiem, afferrò la spada e scomparve nella profondità delle acque per restituire l’arma ai suoi proprietari divini. Ho Hoan Kiem significa, in vietnamita, ‘lago della spada restituita’. Al centro del lago, su un minuscolo isolotto, sorge una torre Thap Rua (Torre della Tartaruga). Su un isolotto più grande, collegato alla terraferma da uno sgargiante ponte in legno rosso, si erge il Tempio di Noc Son. Qui in una teca in vetro è conservata, imbalsamata, una tartaruga enorme che si crede pesasse 250 chili in vita. Abbiamo trascorso il resto del giorno a giro per il quartiere vecchio, tra i suo mercati a cielo aperto, tra le sue vie divise per mestieri: la via dei calzolai, quella dei gioiellieri, degli artigiani di lapidi, dei venditori di cordami e stuoie in paglia, dei venditori di immagini buddhiste da bruciare nei templi, dei fabbri, dei commercianti di spezie e tè, dei fabbricanti di scatole e contenitori in latta, dei rivenditori di specchi, giocattoli, statue e altari buddhisti e pregiatissime sete colorate. Abbiamo camminato fino a scorgere la Cattedrale di San Giuseppe, splendido edificio neogotico consacrato nel 1886 e ancora attivo.
Abbiamo visitato alcuni templi  e la Casa museo, una tradizionale casa di mercanti squisitamente restaurata. E qui mi sono imbattuta nella seconda storia, quella di Trong Cao, Thi Nhi e Pham Lang. In Vietnam la cucina non è solo il locale dove si preparano i pasti, ma è un importante luogo di culto. La stufa a treppiede è detta Tao, una divinità preposta alla cura della famiglia e alla sua difesa dall’opera degli spiriti maligni. Tao, secondo la tradizione, è l’unione di tre persone – due uomini e una donna. E’ un angelo del focolare, come diremmo noi, che una volta all’anno lascia la casa, sale in Cielo a dorso di una carpa per far rapporto a Dio sulla famiglia. Questo avviene il 22esimo giorno del dodicesimo mese lunare. Tao fa ritorno in famiglia il 30esimo giorno del dodicesimo mese lunare.
La leggenda narra di una coppia di coniugi, Trong Cao e Thi Nhi, che vissero a lungo insieme senza riuscire ad avere figli. Con il passare del tempo divennero tristi e cominciarono a litigare spesso. Un giorno, dopo una violenta lite, Trong Cao picchiò la moglie. Thi Nhi, piena di rabbia e risentimento, decise di abbandonare il marito. Passò il tempo e Thi Nhi incontrò Pham Lang. Si innamorarono e i due si sposarono. Nel frattempo Trong Cao venne preso dal rimorso, lasciò il lavoro e iniziò a girare il mondo alla ricerca di Thi Nhi. Visse di elemosina. Un giorno entrò in una ricca casa per chiedere la carità, riconobbe nella padrona Thi Nhi e lei riconobbe Trong Cao. Parlarono a lungo, rammaricati. D’improvviso Pham Lang fece ritorno a casa. Thi Nhi chiese a Trong Cao di nascondersi nella paglia e qui, stanco dal viaggio, si addormentò. Pham Lang si diede ai suoi doveri domestici e, tra le altre cose, diede fuoco alla paglia per la cena. Thi Nhi si lanciò nella paglia per salvare Trong Cao. Vedendo la moglie morta e non potendo reggere il dolore, Pham Lang si lanciò nel fuoco e si lasciò morire. Dio vide tutto e rimase toccato dal sentimento che legava i tre. Nominò allora Pham Lang come angelo che guarda il fuoco, Trong Cao come angelo che guarda la casa e Thi Nhi come angelo che si cura della spesa.
Abbiamo concluso la nostra giornata recandoci al Teatro Municipale delle Marionette d’Acqua dove abbiamo assistito ad un divertente spettacolo. Quest’arte (roi nuoc) pare abbia alle spalle 1.000 anni di vita e che sia stata inventata dai contadini delle risaie del delta del Fiume Rosso che scolpivano le marionette nel legno impermeabile del fico. Gli spettacoli andavano in scena sulle acque di stagni, risaie e laghi.
Oggi si utilizza un palcoscenico con una vasca quadrata, riempita di acqua appositamente torbida per celare i meccanismi che muovono le marionette. Una marionetta usata in modo continuativo non dura più di tre o quattro mesi e questo dà lavoro a numerosi artigiani nei villaggi intorno a Hanoi. Ogni spettacolo conta di 11 burattinai che si posizionano nell’acqua nascosti da un paravento in bambù. Alcune marionette sono fissate a lunghe aste, altre poggiano su una base galleggiante a sua volta collegata ad un’asta. Hanno arti snodati e paiono davvero camminare sulle acque. Un tempo le tecniche per azionare le marionette erano custodite gelosamente all’interno delle famiglie, non venivano neppure svelate alle figlie femmine per timore che queste, sposandosi e lasciando la famiglia, le rivelassero al marito. Ogni spettacolo è accompagnato da musica suonata dal vivo: flauti in legno, gong, tamburi, cetra e xilofoni in bambù concorrono a dar vita a un’atmosfera magica. Gli spettacoli contano di vari siparietti che mettono in scena attimi di vita quotidiana, scene pastorali e leggende. Quasi in ogni spettacolo si annoverano le scene della lotta tra un pescatore e la sua preda, di un giovane a dorso di un bufalo e di draghi danzanti sputafuoco.
Lo spettacolo è finito, il pubblico applaude. Sveglio mio marito che ha evidentemente gradito quest’arte antica e facciamo ritorno all’ostello. Ah questi mariti, una storia antica anche questa!
(Ph Emiliano Allocco)

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Il mercato di Sapa
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Il mercato di Sapa
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Il mercato di Sapa

 

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Il mercato di Sapa

 

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Dettaglio di un bonsai
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Un calligrafo
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In vendita ai mercati di Hanoi
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Lanterne
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Cattedrale di San Giuseppe
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Cattedrale di San Giuseppe

 

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In vendita al mercato di Sapa
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Un fabbro ad Hanoi

 

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